A Signa, la Rievocazione Storica dell’Accensione del Cero per la Festa dell’Annunciazione, che coincide con il CARNEVALE FIORENTIINO, risale al 13999 a seguito della sconfitta delle truppe di Giangaleazzo Visconti – Signore di Milano -che tentarono dal 23 al 25 marzo 1397 – di conquistare il Castello di Signa, per poi attaccare la città di Firenze. Questo lo si legge in:
RUBRICA XLVII DELLO STATUTO DEL COMUNE DI SIGNA 1399
Della divozione che si farà in memoria della vittoria contro l’oste del ducha di Melano
Perché si debba colle cose possibili è meriti ricevuti da chui s’hanno rimunerare et però ciò sia chosa che llo inquisissimo molestatore d’ogn popolare stato, Galeazo conte di Virtù et Ducha fattosi di Melano, come invidios attentatore dello magnifico et potente popolare stato della eccelsa città di Firenze, con falsi inditii et cagioni nel milletrecentonovantasei, guerra seconda, con grandissimo sforzo et impeto di gente et contro i patti co’ llui fatti, movesse .
Perché nel terreno et appresso dessa città grandissima quantità di cavagli in numero di dice migliaia et simile grande moltitudine di fanti appiè mandasse sotto molte insegne et con governo di moltissimi conti e cavalieri, fra i quali general capitano si diceva il conte Alberigho et appresso di lui maliscalchi et capitani: Paolo Orsini, messere >>Broglia, il conte Giovanni da Barbiano, messer Otto Buonterzo, molti altri valentissimi et pratichi capitani, ciaschuno col suo pennone et bandiera et buomini d’arme insieme hostalmente esso Commune et sue forze danneggiando. Advenne che lla detta possente gente partendosi presso dalla città di Firenze sopraggiunse a Gangalandi il venerdì mattina, la vigilia di Santa Maria di Marzo (giorno dell’Annunciazione che ricorre il 25 marzo) perché essendo mandato a Signa, da’ Dieci della Balia del Commune di Firenze, Tommaso di Domenico Rucellai, perché con ogni sollecitudine facendo tagliare il ponte di Signa si togliesse loro di valichare l’Arno. Il quale senza indugio mandando huomini dal detto Comune che ciò facessimo, dove già essendo per tagliare et tagliando il detto ponte la cavalcante gente nimicha sopraggiunta al detto ponte esso passarono con tanto impeto che appena gli huomini al castello si ridussono.
La qual gente passata il detto ponte, intorno al Castello di Signa co’lloro bandiere, padiglioni et gente s’accampavano et per alquanto spazio posati et il castello d’ogni parte provveduto, in sul vespro, fatti apparecchiamenti di combattere con grandissima quantità di trombetti, tamburi et strida co’lloro balestra, lanci et altre armi alla terra combattendo s’appressorono. Perché essendo nella terra gli huomini sanza alchuno provvedimento d’armi et veggendo la innumerabile gente molto bene provveduta d’armi da combattere, vogliendo più tosto bene morire che mal vivere, si diliberarono tutti alla difesa et commissono il governo desso caso ne’ nobili huomini: Tommaso di Domenico Rucellai et Giovanni di Bartolo di More Ubaldini, i quali nel caso erano nella detta terra, i quali providono ordinando su per le mura chi andasse sollecitando et confortando i difenditori, assegnierono gli huomini a’ luoghi dove solo al difendimento s’attendesse colle grandissime quantità di pietre solo dalle donne in sulle mura portate.
I detti nimici cominciarono a stringersi alle mura con una terribile battaglia, tanto che posto le schale alle mura et a più parti desse muta et colle bandiere in mano su per esse salendo. Il che vedendo i difensori franchamente ogni paura chacciata da’lloro et armatisi di francho animo, sollecitando il gittare delle pietre et preso una bandiera et tirandola la’lloro per forza l’uomo gittavano a terra dessa schala et simile gli altri che alle mura erano colle pietre chacciarono.
La quale battaglia già così per due hore bastata, vedendo i nimici iniuno acquisto potere fare, finita la battaglia indietro si trassono. Nella battaglia furono alchuni d’ogni parte morti et assai feriti.
La notte seguente, eglino faccendo grandissimi stridi et opere di combattenti et gli altri dentro alle difese providendosi sanza niuno mai non che dormire ma posarsi, passò. Et venuta la mattina, dopo alquanto rinfreschamente, già giunti a teraq alla crudelissima et fiera battaglia dierono cominciò, et cosi durando eglino collo offendere et quelli della terra col difendere, esso esso, eglino con nuove schiere rinfreschandosi, durarono colla loro così crudele battaglia per infino valicho vespro.
Nella quale battaglia quegli della terra combattendo avevano loro due bandiere tolte, già portate da’lloro su per le schale per in su le mura in segno di vittoria fremare.
Magnifico signore veggiendo la ingiusta impresa si mostrò alla detta impresa sfavorevole intanto non che niuno acquisto facessino ma perderono più di loro fra feriti et morti et così finì la detta battaglia, doppo la quale si partirono dalla detta terra et Commune, perduto il loro honore da quelli della terra acquistato.
Adunche providono, formorono et statuirono i detti statutari che llo ufficio de’ Nove, ad pena di lire cinque per chascuno di loro, sia tenuto et chascuno et debba fare, pro memoria et per rimunerazione del detto beneficio ricevuto et chascuno anno, il dì dell’Annunciazione della clementissima Vergine Maria del mese di marzo, una festa alla Pieve dove procurino avere tutti i popoli del piviere a quali si dia soldi cinque per uo et abbino quella cera si richiede, le quali spese di cera di preti et altro, si paghi la metà per la compagnia della Vergine Maria della Pieve, et l’altra metà per la compagnia della Pieve di Castello.
Nella quale mattina ogni et chascuno huomo et femmina vada con divote orazioni a processione dove et quando a’ detti uficiali parrà et piacerà. Et questo debbino fare alli huomini di San Moro et di Lecore notificare se alla detta processione volessino intervenire.