Pro Loco Signa A.P.S.
NACCIO MAZZINGHI – SCOPERTO DOPO 7 SECOLI L’ANONIMO SCRITTORE DEL CODICE MEMBRANACEO

NACCIO MAZZINGHI – SCOPERTO DOPO 7 SECOLI L’ANONIMO SCRITTORE DEL CODICE MEMBRANACEO

Come il Comitato Scientifico della Pro Loco Signa è riuscito a trovare il nominativvo dell’Anomino scrittore del Codice Membranaceo

7a PARTE

IL CODICE MEMBRANACEO

“VITA E MIRACOLI DELLA BEATA GIOVANNA DA SIGNA

 Durante la ricerca sulla Beata Giovanna abbiamo sempre parlato del Codice membranaceo conser-vato presso la Pieve di Signa, redatto da un Anonimo scrittore.

Sappiamo che è senza numeri, misura millimetri 315×222, ha 9 fogli + 2 fogli cartacei, uno in princi-pio e l’altro in fine, scritto in latino in due colonne con sufficiente nitidezza.

Tutti gli scrittori che hanno scritto della Vita e dei miracoli della Beata Giovanna quali Saturnino Mencherini, Hippolite Delehaye, Giuseppe Maria Brocchi, Orlando Pietro Cinganelli, Giuliano Dati, Marco Lastri, Silvano Razzi, Agostino da Signa, Fedele Soldani ed altri, tutti hanno preso spunto da questo Codice, tanto che i miracoli effettuati e scritti in tale Codice sono similarmente trascritti più o meno alla stessa maniera.

Nessuno di loro si è mai posto il problema o ha effettuato ricerche su chi fosse quell’Anonimo scrittore che aveva riportato quei miracoli quando la Beata Giovanna era morta da tempo.

Cerchiamo allora di capire chi può essere stato e perché.

  1. 1.      Il testo è scritto in latino

La relativa deduzione che se ne può trarre è di una persona colta che sappia leggere e scrivere e conosca perfettamente la lingua latina. In quell’epoca le persone che avessero queste carat-teristiche e questi requisiti erano i giureconsulti, qualche nobile, ma soprattutto i preti.

Senza perdersi in noiosi giri di parole, propendiamo sicuramente per l’ultima ipotesi; un giure-consulto od un nobile non avrebbero avuto modo di perdere tempo, né la fede necessaria per riportare quanto scritto. Un prete, colpito da quello che sentiva sui miracoli avvenuti post mor-tem, aveva il tempo necessario per approfondire tali veridicità, interrogando i vecchi del luogo, trascrivendo semplicemente quanto da essi raccontato e magari effettuando ulteriori verifiche su altri scritti conservati nella Pieve.

  1. 2.      Quale era il motivo di tale desiderio di riportare per iscritto i miracoli della Beata

Se andiamo ad analizzare il Codice, la trascrizione dei miracoli non è riportata cronologicamen-te: se si escludono i miracoli avvenuti quando la Beata era in vita, quelli post mortem vengono riportati in ordine sparso, come se il nostro Anonimo venisse sempre più a conoscenza, duran-te la sua vita temporale, di ulteriori miracoli di cui non ne era prima a conoscenza. Una volta saputo, faceva le sue verifiche ed una volta certo che il miracolo era raccontato con dovizia di particolari da chi li raccontava, solo allora lo riportava nel suo Codice di carta pergamena. Nul-la vieta di porre l’attenzione sul fatto che questa mancanza di cronologia e di date fosse vo-luta dall’Anonimo per non farsi riconoscere.

Resta comunque il fatto che l’Anonimo prete ha avuto l’intelligenza di aver capito l‘importanza di far conoscere ai posteri quello che stava trascrivendo.

  1. 3.      Quale miracolo viene trascritto con la data più antica

Il miracolo che viene riportato con la data più antica risulta essere del 1383 ed è il seguente:

“Avvenne che una certa signora di Signa, chiamata donna Lippa Nardi, si ammalasse gravemente, tanto che nella sua infermità aveva perso la capacità intellettive, così da non riconoscere nessuno della sua fa-miglia e da non ricordarsi di chicchessia. Condotto dai suoi alla Pieve, cioè alla chiesa ove era sepolto il venerabile corpo della Beata Giovanna e toccata dal Pievano della suddetta Pieve con le reliquie, cioè con le braccia della Beata Giovanna, fu subito restituita a donna Lippa la perfetta salute, così che essa se ne tornò a casa a piedi riconoscendo i suoi parenti. Tutto questo fu testimoniato alla lettera dalla suddetta donna Lippa nella chiesa sopra indicata, alla presenza di molti popolani della terra di Signa, nel giorno del Beato Lorenzo del 1383”.

Quindi alla presenza di numerose persone, senza escludere che il Pievano abbia suggerito alla miracolata di raccontarla in pubblico.

  1. 4.      L’Anonimo scrittore ha lasciato degli indizi
  2. a.      Nel miracolo narrato su Duccio d’Arrighi del Popolo della Pieve di Signa, riportato senza da-ta, l’Anonimo scrive nel Codice le seguenti parole: “Tutte queste cose il padre della suddetta bambina le raccontò faccia a faccia a me autore di questo scritto”.

Si può quindi dedurre che l’Anonimo, avendo udito di persona di questo miracolo, abbia avuto la sana idea di iniziare a trascrivere il Codice.

  1. b.      Nel miracolo che trascriviamo, l’Anonimo lascia una traccia importante

“Una venerabile signora di Signa, di cui per correttezza si tace il nome, (non si può quindi escludere che fosse una nobile, arrivando addirittura a dire che fosse una della nobile Famiglia Mazzinghi) partorì un figlio che chiamò Lorenzo. Quando egli aveva sette mesi e mentre la madre lo teneva in braccio, passò di lì una certa donna Simona, moglie di Bacario, la quale disse alla madre: ‘non credo che vedrò il giorno che tu avrai un altro figlio’…“Tralasciamo il resto del racconto. “Questo avvenne nell’anno 1372 alla fine del mese di aprile con la convinzione da parte dei parenti che questo concepimento fosse stato miracoloso e avvenuto per merito della Beata Giovanna”.

Quale persona, nel trascrivere questo miracolo, per correttezza tace il nome della donna? Non poteva essere che un prete, se non il Pievano dell’epoca.

  1. c.       L’ultimo miracolo trascritto nel Codice

L’ultimo miracolo che viene trascritto nel Codice, uno dei più conosciuti, riguarda la nascita della Compagnia dei Bianchi, risalente al 1348, l’anno della grande peste. Essendo quello più conosciuto dalla popolazione perché trascriverlo per ultimo?

Si ha la sensazione che il prete scrittore senta vicino la sua morte e voglia rendere omaggio alla Compagnia dei Bianchi, che nel 1385 diventerà la Compagnia della Beata Giovanna. Ricordiamo che l’ultimo miracolo risale al 1383 e quindi la morte dell’Anonimo scrittore risale al massimo ai due anni successivi. Nulla esclude a questo punto che la trasformazione da Compagnia dei Bianchi in Opera della Beata Giovanna fosse stata suggerita dal Pievano dell’epoca.

  1. d.      Un Pievano viene miracolato

Uno dei miracoli trascritti nel Codice viene così narrato:

“Narrò il Pievano della suddetta chiesa richiamandosi alla sincerità della sua coscienza che essendo-si egli gravemente ammalato e essendo la sua malattia cresciuta tanto che ambedue i medici chia-mati con grossa spesa a guarirlo, giudicarono che sarebbe morto in pochi giorni.

Visto che umanamente non c’era più rimedio, si raccomandò alla Beata Giovanna e le promise che, se fosse guarito dalla suddetta malattia, ogni anno nel giorno di San Salvatore, cioè nell’anniversa-rio della sua morte, avrebbe celebrato e solennizzato una festa in suo onore e magnificazione.

Tosto si addormentò e gli sembrò in sogno che una mano lo sfiorasse ed esplorasse tutto il suo cor-po; dopodiché si svegliò dal sonno e si trovò sano e guarito, rendendo immense grazie alla Beata Giovanna, e dopo per tutta la vita tenne fede al suo voto”.

Questo miracolo non porta data.

  1. e.      Era il Pievano di Signa l’Anonimo autore?

Arrivati a questo punto non ci sarebbe da meravigliarsi che l’Anonimo scrittore fosse il Pie-vano di Signa per i seguenti motivi:

  1. era un prete;
  2. fu miracolato, ma nel suo racconto non trascrisse il nome del Pievano;
  3. come Pievano, sentendo la morte vicina, trascrisse per ultima la storia della Compagnia dei Bianchi ed il miracolo ad esso connesso;
  4. fu testimone dei miracoli trascritti ai punti a. e b.;
  5. il Codice fu trovato nella Pieve di Signa: e chi poteva averlo lasciato se non il Pievano stesso?
  6. Saturnino Mencherini, uno di quelli che hanno scritto sulla Beata Giovanna, arriva alle nostre conclusioni, dicendo sull’autore; “Il nome dell’autore della Leggenda è ignoto: possia-mo credere autore di essa un pievano di Signa o qualche altro ecclesiastico devoto alla Beata, ma domiciliato a Signa o nei dintorni. Chiunque egli fosse, si mostra diligente nel notare i nomi delle persone beneficiate dalla Beata e 11 volte indica pure l’anno dei prodigi, cioè 2 volte il 1348, il 1356, due volte il 1363, il 1366, il 1368, il 1372, il 1374, e due volte il 1383. Da queste date concludiamo che la Leggenda fu scritta circa la fine del secolo XIV certamente non prima del 1383”.

Le osservazioni su quanto scrive il Mencherini, pur trovandoci concordi che fosse un Pievano l’Anonimo scrittore, sono molteplici:

–  la vita ed i miracoli della Beata Giovanna non sono una leggenda; una leggenda può es-sere parte dei miracoli post mortem scritti da altri autori, ma sono veri quelli scritti nel Codice membranaceo;

–  il Pievano scrisse ben prima del 1383; infatti il miracolo segnalato al punto b. avvenne nel 1372;

–  la morte dell’Anonimo Pievano si presuppone avvenisse entro la fine del secolo;

–  se fu guarito dalla Beata Giovanna questo avvenne ben prima del 1383;

–  il Codice non fu scritto in pochi giorni ma fu una lavoro meticoloso di segnalazione di almeno qualche anno.

  1. 5.      Le ricerche non finiscono mai e chi cerca trova

Quando si fanno ricerche si ha necessità di molte informazioni, sia cartacee che su Internet. La capacità sta nel ricordarsi quello che si legge e che si riesce a mettere e a tenere a mente, per-ché questo tornerà utile in un secondo momento.

Avevamo letto da qualche parte il nome del Pievano di Signa del 1383 e infatti abbiamo trovato il libro ove viene trascritto il suo nome. Il libro porta il titolo IN ONORE DELLA BEATA – Culto e Immagini della Beata Giovanna da Signa”, curato da Maria Matilde Simari e Paola Scuffi.

A pag. 53 troviamo scritto: “Prete Naccio della famiglia dei Mazzinghi, Pievano di Signa, nel 1383, an-ch’egli guarito dalla peste per intercessione della Beata Giovanna, solennizzò il 9 novembre, San Salva-tore, giorno della morte della “Santa”, e il Comune di Signa portò tale festa a tre giornate (8, 9 e 10)”.

Ma dove hanno preso queste notizie la Simari e la Scuffi? Eccovi la risposta: dal Brocchi:

“Chi fosse questo Piovano non apparisce, potrebbesi ben sospettare (secondo che il Sig. Manni avvisa) che fosse un tal Prete Naccio de’ Mazzinghi da Signa, di cui ha egli avuto il Sigillo, che è di quel tempo, e che si conserva nella Raccolta Strozziana, coll’Arme de’ Mazzinghi e lettere attorno S’. NACCI. PLEBANI. PLEBIS. D’ SINGN. Il qual Piovano poteva esser qualche cosa di quel Mazzingo di Giovanni, che per intercessione della Beata fu liberato dalla Peste e dalla cecità d’occhi”.

 (da Fontes Vitae Beatae Johannae – pag. 158 – Giuseppe Maria Brocchi – Della Beata Giovanna da Signa vergine secolare romita – da Vite de’ santi e beati fiorentini)

 A questo punto vediamo quello che aggiunge il Brocchi:

 “Fu poi sempre continuata una tal Festa, ancora dopo la morte di detto Pievano, dal Comune di Signa, essendovene moltissimi ricordi ne’ libri dell’Opera della Beata. Anzi furono sempre così impegnati i Si-gnesi a mantenerla in uso, che imposero a ciascheduno di quel Comune una tassa annuale da pagarsi il suddetto giorno siccome costa da un Contratto rogato per ser Francesco Riesci il dì 27 Febbraio 1562 in cui si legge: Pena di fiorini due a chi non guardasse la festa di S. Salvadore, e della morte della Beata. Chi non pagasse il “debito, che avesse dell’offerta a detta Beata, non possa godere ufizio alcuno ecc”. Inoltre, come si legge alla rubrica delle Ferie di quel Comune rub. 16, vollero feriati il giorno avanti e il giorno dopo alla detta Festa, con queste parole: “feriati adì 9 Novembre s. Salvadore con un dì innanzi, e adì 10 per detto conto”.

L’altra Festa, che si celebra annualmente della Beata Giovanna, in cui si espongono le Sue Reliquie gran-dissimo concorso di Popolo, nella seconda Festa di Pasqua di Resurrezione, ebbe ancor essa il suo princi-pio intorno a’ medesimi anni, come costa dall’antico Libro d’Entrata, ed Uscita dell’anno MCCCLXXXV, in cui si legge a carte 8: Rem adì 23 di quando si mostra la B. Giovanna, di ciera, e danari al desco ecc.

Dal che si deduce, che fino in quel tempo vi era l’uso di far tal Festa, e si crede, che fosse il giorno anni-versario della prima traslazione, o elevazione del Corpo della Beata, fatta, secondo il costume della Chiesa in quei tempi, col consenso del Vescovo, del Clero e del Popolo”.

 (da Fontes Vitae Beatae Johannae – pag. 158 – Giuseppe Maria Brocchi – Della Beata Giovanna da Signa vergine secolare romita – da Vite de’ santi e beati fiorentini)

 Il Pievano Naccio o Giovanni de’ Mazzinghi mantenne così la parola data alla Beata Giovanna; era vivo nel 1385, quando cominciarono le grandi manifestazioni del culto della Beata Giovan-na. Ne deduciamo, infine, che Naccio morì entro la fine di quel secolo.

A questo punto il cerchio si chiude e tutto torna:

  1. il Pievano miracolato di cui si accenna al punto d. promise alla Beata che, se fosse guarito dalla suddetta malattia, ogni anno nel giorno di San Salvatore, cioè nell’anniversario della sua morte, avrebbe celebrato e solennizzato una festa in suo onore e magnificazione; e co-sì avvenne;
  2. essendo di provenienza nobile – i Mazzinghi, una delle famiglie nobili con origini vicino a San Mauro a Signa – evitò di citare il nome della Signora perché con molta probabilità era una nobile, se non addirittura una Mazzinghi;
  3. in merito al miracolo citato in a. il miracolato si confidò con il Pievano;
  4. riportiamo ora, sempre dal Codice, il seguente miracolo:

“Nell’anno 1366, al tempo della pestilenza un tale chiamato Mazzingo di Giovanni, del popolo della Pieve di Signa, si ammalò di peste, con gonfiore e tumefazioni all’inguine.

Quando ormai aveva sofferto per tre giorni di tale malattia, essendosi ricordato dei meriti della Beata Giovanna, le promise in voto che se lo avesse guarito, le avrebbe offerto una immagine d’uomo di cera.

Fatto è che stette sempre meglio, fu liberato da ogni malanno ed adempì devotamente al voto”.

  1. riportiamo anche questo miracolo, che nel Codice segue il precedente:

“La stessa persona, cioè Mazzingo di Giovanni, era così pieno di tumefazioni al capo, che aveva per-so la vista. Suo padre che si chiamava Giovanni di Figo, lo portò al sepolcro della Beata Giovanna e gli chiese se lo vedesse, Egli rispose di no, per cui il padre gli prese la mano e con essa offrì al sepol-cro del denaro e dentro un’ora da quando fu portato fuori riebbe perfettamente la luce e la vista, rendendo immense grazie Dio e alla Beata Giovanna”.

Da ciò si nota che non era un bambino, ma che il miracolato era un uomo adulto;

  1. il miracolato sopra riportato faceva parte della famiglia dei Mazzinghi. L’Anonimo scrittore non lo dice per non scoprire l’autore. Svicola volutamente per non farsi scoprire e rimanere anonimo.

Non escludiamo che Giovanni Mazzinghi, in seguito a questo miracolo, si fosse fatto prete ed in seguito diventasse il Pievano di Signa;

  1. se così fosse, si spiegherebbe la motivazione della scrittura del Codice e la volontà di rima-nere umilmente anonimo. In questo caso, essendo stato miracolato tre volte, partì da qui la grande promessa di solennizzare e magnificare il 9 novembre la festa del Patrono di Si.gna e il giorno della morte della Beata Giovanna.
  1. 6.      Conclusioni

Possiamo quindi affermare:

  1. che Naccio o Giovanni della famiglia dei Mazzinghi, Pievano di Signa nel 1383, è l’autore Anonimo del Codice membranaceo conservato da sette secoli nella Pieve di Signa;
  2. che essendo il Codice scritto da un prete, diventato Pievano, dia una valenza maggiore a quanto riportato sui miracoli della Beata Giovanna;
  3. che il Codice, al contrario di quanto dicono sia il Mencherini che il Lastri, è stato scritto ben prima del 1383 o addirittura si può pensare che lo abbia iniziato a scrivere quando diventò prete, e cioè intorno al 1370, quando aveva all’incirca 20 anni. A quell’epoca aveva avuto il pensiero di trascrivere in onore della Beata i miracoli sostanzialmente visti di persona o rac-contati da gente vivente e non per sentito dire;
  4. non escludiamo che, avendo riportato per ultimo il racconto sulla nascita della Compagnia dei Bianchi e del relativo miracolo, e che poi nel 1385 si trasformerà nell’Opera della Beata Giovanna, fosse ancora Pievano di Signa e quindi poté assistere all’apertura della vecchia cassa e, trovando il corpo incorrotto, avesse fatto pressioni sul Capitolo fiorentino perché diventasse Beata, se non Santa. Lo stesso Lastri ipotizza che, in seguito alla scrittura del Codice, la Beatificazione di Giovanna possa essere avvenuta tra il 1385 e il 1399. Ma come ab-biamo ribadito più volte, l’incendio avvenuto all’Arcidiocesi fiorentina nel 1533 bruciò quasi tutta la documentazione e pertanto, nonostante tutta la nostra buona volontà, le nostre supposizioni rimangono ipotesi valide, ma non confortate da alcuna documentazione;
  5. la cosa più importante di tutte è che l’Anonimo abbia scritto il Codice. Senza questo docu-mento, con buona pace per tutti, il culto della Beata Giovanna sarebbe negli anni svanito e dimenticato. Grazie, allora, Pievano Naccio de’ Mazzinghi, uomo colto, miracolato e previdente, e forse guidato dalla Beata Giovanna, nel trascrivere questo Codice, che ci consen-te di partecipare, da oltre 700 anni, alla Festa della Beata Giovanna.

 NOTA IMPORTANTE

Angelo Mazzinghi, (di cui si riporta la biografia nel testo completo) nacque prima del 1386 e non è da escludere che fosse uno stretto parente (nipote?) di Naccio Mazzinghi. Nulla esclude quindi che la decisione di diventare canonico gli fosse stata trasmessa dallo stesso Naccio o che lui ne avesse voluto seguire le tracce. La coincidenza è che Angelo Mazzinghi entrò nella Congregazione delle Selve e ne diventò Priore, nella stessa sede ove la Compagnia dei Bianchi, diventata poi l’Opera della Beata Giovanna, iniziò il suo percorso.

 CONCLUSIONI

In questo riassunto siamo arrivati a delle conclusioni, abbiamo tirato fuori notizie inedite che gli scrittori che ci hanno preceduto non avevano preso in considerazione, abbiamo scoperto il nome dell’Anonimo scrittore del Codice membranaceo conservato nella Pieve di Signa ed altre cose interessanti. Qui di seguito trascriviamo le nostre considerazioni finali:

  1. La pastorella Giovanna può essere stata fatta Beata quattro volte;
  2. nel 1307 dall’Arcivescovo Lottieri della Tosa durante la disputa con i nobili della parte sinistra dell’Arno, ma la documentazione che era in possesso dell’Arcidiocesi Fiorentina andò bruciata nel 1533; comunque le argomentazioni riportate nella prima parte reggono a tutte le valutazioni del caso;
  3. tra il 1385 ed il 1399, quando fu scoperta la prima cassa e fu trovato il corpo incorrotto do-po ottanta anni, come abbiamo dimostrato nella seconda parte; reggono anche queste alle nostre argomentazioni che fosse stata fatta Beata o nel 1307 o tra le date sopra riportate;
  4. fu fatta Beata equipollente con le riforme di Urbano VIII entro il 1634 perché aveva un cul-to superiore al secolo;
  5. fu fatta Beata sicuramente da Papa Pio VI nel 1798 con il Decretum sopra riportato.

Se fosse così dovrebbe essere fatta Santa, perché nonostante tutto quello che accadeva in terra contro la Sua beatitudine, ha continuato incurante a fare miracoli.

  1. Nel decreto Papale con il quale avveniva la Beatificazione di Giovanna, si segnalano solo alcuni miracoli avvenuti durante la sua vita. Non vengono per niente segnalati quelli innumerevoli post mortem. Per la Chiesa, quindi, si deve ritenere che il Codice membranaceo è come non esistesse o fossero solo leggende i miracoli che vi erano scritti.

Pio VI, in realtà, conosceva il Codice membranaceo, perché fu da lì che prese i miracoli in vita, ma siccome nel suo Pontificato non fece Santi, la Beata Giovanna doveva, per i miracoli post mortem, essere fatta Santa.

  1. Se San Salvatore era il protettore della città di Signa, dal 1500 circa la Patrona della città diven-tò la Beata Giovanna.

Ciò significa che la Chiesa, ben prima delle riforme di Urbano VIII, riconosceva la Beatitudine della nostra pastorella. E qui si ritorna alle precise documentazioni che la Beata fosse stata fat-ta Beata nel 1307, o al più tardi tra il 1385 e 1399, come documentato nella prima e seconda parte.

Altri due particolari:

a.   la Beata Giovanna morì il 9 novembre 1307, nel giorno di San Salvatore. Fu una semplice coincidenza o un volere divino che ciò avvenisse quel giorno?

b.   essendo il giorno della morte della Beata Giovanna, il 9 novembre, troppo ingombrante con quello di San Salvatore, il suo giorno festivo fu stabilito dall’Arcivescovo fiorentino il 14 novembre 1803;

4.   nell’anno 1761, la grande festa ed il Corpo della Giovanna portato in processione a Lastra a Signa ed il fulmine che colpì la grande quercia posta alla Luna, furono una pura coincidenza od un segnale divino?;

5.   abbiamo comparato Santa Verdiana, Santa Angela da Foligno, recentemente fatta Santa equipollente, altre cellane, e la Beata Giovanna, ed ecco i risultati riportati qui sotto:

 Santa o Beata Vergine  Corpoi  ncorrotto   Miracoli   Reliquia Campane che suonano da sole
Sant’Angela da FolignoNONOSI In tombaNO
Beata Giovanna da SignaSISISISISI
Beata Fina da San GimignanoSINOSIIn tombaNO
Beata Giulia della RenaSINOSIIn tombaSI
Santa Umiltà da FaenzaNOSISIIn tombaNO
Beata Chiara da RiminiNONOSIIn tombaNO
Beata Giustina da ArezzoSISISIIn tombaNO
Santa Ugolina da Vercelli?NOSIIn tombaNO

 Come potete notare, alle domande poste, solo la Beata Giovanna riporta tutti i requisiti. E, se andiamo a contare i miracoli in vita e post mortem, la differenza con le altre è veramente notevole. Allora, ci chiediamo, qual è il giusto criterio per farle diventare Sante o possiamo sostenere una richiesta di Santa equipollente con queste motivazioni?

 che l’Arcivescovo Giulio de’ Medici non mandò avanti la canonizzazione della Beata;

 che la Santificazione di Giovanna avrebbe oscurato il Patrono della città di Firenze e cioè San Giovanni Battista;

 che Naccio de’ Mazzinghi è l’autore del Codice membranaceo;  e tante altre cose che non stiamo qui a ritrascrivere.