Villa Castelletti

La Villa di Castelletti è situata su una collinetta lungo la strada che porta a Lecore, nei pressi del torrente Ombrone.

Villa Castelletti

Non conosciamo il motivo per cui si chiami Castelletti, si possono solo avanzare delle ipotesi. Si può pensare che sia sorta in un luogo dove una volta ci poteva essere una fortificazione e da ciò il termine di Castelletti. Abbiamo letto inoltre, che le prime ville campestri erano munite di torrette e di merli aventi funzioni difensive e da poter, quindi, vagamente ricordare un piccolo castello. Nessun documento, però, conferma l’una o l’altra ipotesi.

Sappiamo che questa Villa è anteriore al 1400 e che la famiglia che la fece costruire fu quella degli Strozzi. Era allora molto più piccola di quella attuale, comprendeva solo l’ingresso e le due ali laterali. Era formata dal pian terreno e da un piano superiore, l’ingresso era posto sul retro rispetto all’attuale facciata; essa era considerata la “gemella” della Villa Moretti delle Selve. L’orologio, infatti, posto sulla facciata di quest’ultima è uguale a quello di Castelletti.

Dopo gli Strozzi, molte sono state le famiglie che si sono succedute nella proprietà di questa Villa, ricordiamo i Lapi e gli Uguccioni.

Nel 1500 sappiamo che vi erano i Cavalcanti, famiglia potentissima già nel 1000. Esiste un inventario del 1577 in cui viene elencato tutto ciò che vi era allora in questa villa, registrata, appunto, come proprietà Cavalcanti.

Fra il 1600 e il 1700 la villa subì profondi restauri; alla primitiva struttura furono aggiunte le due ali laterali e fu costruita una loggetta-belvedere. L’ingresso principale fu spostato al lato nord dell’edificio. In alcuni documenti del 1700 si parla di una villa formata da 32 stanze, poste al piano terreno ed al primo piano.

Nel 1727 si estingue questa dinastia, muore infatti Alessandro Cavalcanti senza lasciare eredi. Per perpetuare il nome della sua famiglia questi aveva lasciato in un testamento le seguenti disposizioni: “la parentela più diretta imponeva che la villa ed altri beni venissero lasciati a suo cugino Taddeo Mancini, il quale, se fosse rimasto anch’egli senza eredi, avrebbe dovuto trasmetterli a Urbano Cattani, Per usufruire dei beni, tuttavia, sia il Mancini che il Cattani dovevano cambiare l’arme e il loro nome e cognome ed adottare quello di Cavalcanti”.

Questo testamento fu  impugnato da diverse famiglie fiorentine come i Capponi e i Compagni, che ritenevano di avere più diritto di entrare in possesso di questa eredità. Il Magistrato supremo di Firenze però respinse tale ricorso.

Nel 1749 muore l’ultimo discendente dei Mancini, così nel 1750 si stabilisce Urbano Cattani, che prende il nome di Alessandro Cavalcanti. La famiglia Cattani proveniva da Barberino del Mugello e già nel 1400 aveva titoli nobiliari; Cattani deriva da “Cattano” che al tempo dei Longobardi significava ‘capitano’.

L’ultimo esponente dei Cattani Cavalcanti fu Leopoldo che fondò la Scuola Filantropica Agraria. Gli successero i conti Montagliari – di origine tedesca – imparentati con i Mayer che a Firenze fecero costruire l’Ospedale che porta ancora oggi il loro nome.

Mentre erano proprietari i Montagliari, la villa subì ulteriori cambiamenti, fu rialzata di un piano e costruita quella loggetta-belvedere che oggi possiamo ammirare. Nello stesso periodo furono risistemati anche il giardino ed il parco.

Nel 1900 abbiamo avuto, come proprietari, i Cabrini e i Kroff. Intorno agli anni 50 il conte Kroff istituìin questa Villa una Scuola per ragazzi provenienti da famiglie povere.

Questa villa sempre stata al centro di una tenuta agricola molto vasta; ne sono prova le registrazioni dei possedimenti descritti nei vari Catasti. Il Catasto Lorenese del 1700 ci elenca una serie di possedimenti fra i quali una quindicina di coloniche, una decina di case, due corti e tanti appezzamenti di terreni coltivati a prato, grano, viti ed olivi. C’erano anche zone destinate a bosco e zone destinate alla coltivazione dei gelsi.

Il Pini nel 1800 ci descrive così questa terra “ricca di belle vigne simmetricamente disposte, e coltivata con la più raffinata maestria dell’arte agraria, è il modello nel suo sviluppo agrario di tutta la toscana provincia”.

Sempre il Pini ci riferisce che adiacente alla villa c’era una burraia che forniva del burro di ottima qualità, dovuta sia alla bontà del foraggio con cui venivano nutrite le mucche, sia alle macchina di nuova invenzione che Cattani Cavalcanti aveva introdotto.

Faceva parte della proprietà della villa anche una fornace, questo perché un tempo ogni fattoria provvedeva da sé a produrre i mattoni che le erano necessari. Questa fornace è menzionata anche nei catasti del 1700 sotto la definizione di “più bocche di fornace da embrici, calcina e mattoni”. Non troviamo più elencati né il mulino e il “molinuzzo” sull’Ombrone, né il frantoio che erano invece funzionanti fino al 1700.

Due sono i viali che portano alla villa, ambedue sono eleganti e maestosi avendo, ai lati, l’uno due file di cipressi, l’altro di lecci.

 

Bibliografia

Scuola Elementare L. da Vinci, “SIGNA FRA STORIA E TRADIZIONE”, Tipografia Nova, giugno 1990