Chiesa di San Miniato a Signa

MUSEO DI ARTE SACRA DI SIGNA

CHIESA DI SAN MINIATO A SIGNA

 

Estratto da "Signa Itinerario Storico Artistico"
Testi di Andrea Baldinotti e Roberta Barsanti

 

Ignota è la data di fondazione. Stando all'opinione del Lami la chiesa esisteva già prima dell'anno Mille. I documenti più antichi riguardanti San Miniato sono del 1224 e del 1243.

Non doveva tuttavia trattarsi di una chiesa particolarmente ricca: nel 1276 la decima da pagare alla pievania di Signa risultava, infatti, di solo due libbre e tre soldi. Consacrata da monsignor Morigia, arcivescovo di Firenze, nell'ottobre del 1684, San Miniato diveniva prioria nel 1745, anno della visita pastorale dell'arcivescovo fiorentino monsignor Francesco Gaetano Incontri, come ricorda la lapide visibile al di sotto dell'altare maggiore. In vista dell'avvenimento la chiesa subiva un radicale restauro che le avrebbe conferito l'attuale aspetto.
L'edificio presenta una semplice facciata al centro della quale si apre un unico portale sormontato da timpano spezzato in pietra serena e decorato dallo stemma della famiglia Vespucci, antica patrona della chiesa. L'interno è ad un'unica navata. Sulla controfacciata, lapide sepolcrale del bolognese Domenico Sebastiano Michelacci, iniziatore intorno alla metà del XVIII secolo della produzione dei rinomati cappelli di paglia di Signa.
All'inizio della parete sinistra si apre la cappella che, come ricorda la lapide posta sulla fronte, veniva fatta erigere nel 1932 da E. Colzi. L'altare, dedicato alla Vergine, è decorato da una mostra in ceramica eseguita nello stesso anno. Segue un grande dipinto raffigurante San Miniato (1992), opera del pittore signese Alvaro Cartei. All’altar maggiore crocifisso ligneo settecentesco.
Sul lato sinistro del presbiterio una lapide commemora il restauro della chiesa avvenuto nel 1932, quando era priore don Giovanni Squarcini e al quale collaborarono Dino Bandecchi e Giuseppe Colzi Rousseau, membri delle famiglie più notabili del paese. Il restauro consenti di stabilire che il primitivo soffitto era a capriate.
Seguono, sulla parete di fondo, una copia della Flagellazione di Cristo di Domenico Fetti e, a pendant, tela settecentesca con Dio Padre che sostiene il corpo di Cristo. Segue un piccolo ciborio rinascimentale in pietra.
Il grande organo, risalente al 1795, opera dei celebri maestri organari pistoiesi, è coronato da due angeli in legno dipinto e dorato. Per inserire l'organo fu distrutta l'antica abside. A destra dell'altare maggiore, rilievo con Madonna col Bambino dello scultore lastrigiano Renato Bertelli. Al termine della navata destra, all'interno di una piccola nicchia, è alloggiato il fonte battesimale dietro al quale è stato collocato il Battesimo di Cristo di Paolo D'Asnasch (1936).

 

 

                                                    

                         

                              

 

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