Banca di Credito Cooperativo di Signa

La Cooperazione di Credito in Toscana: un pezzo importante della nostra storia, e non soltanto di quella economica.

Sulla scia dell’esperienza fatta in Germania da Federico Guglielmo Raiffeisen, il 20 giugno 1883 nasce a Loreggia (Padova), per iniziativa di Leone Wollemborg, la prima Cassa Rurale italiana.

L’intento è quello di aiutare fittavoli, piccoli proprietari, e in genere tutto il mondo agricolo, e del piccolo artigianato ad esso legato, a sollevarsi dalla miseria e a liberarsi dal giogo dell’usura, con la concessione di prestiti in denaro a basso interesse e a lunga scadenza.

In Italia esisteva già la ricca tradizione dei monti frumentari, che a partire dal Seicento avevano svolto un’utile funzione di credito agrario nei confronti dei contadini che avevano bisogno di anticipare il costo delle sementi; ma tale esperienza era però tramontata, dopo l'unificazione, a causa di un distorto utilizzo dei monti stessi, sempre più frequente, e della loro cattiva amministrazione.

Ecco che nel bel mezzo di quel periodo che alcuni storici hanno definito la “seconda rivoluzione industriale”, caratterizzato dal pieno affermarsi della tecnologia e dalla concezione tutta positivistica del mondo, a nostro avviso un po’ arrogante e presuntuosa, uomini illuminati di buona volontà si preoccupano di dare pieno credito ai loro simili, fidando nelle loro capacità organizzative e di lavoro.

Wollemborg aveva studiato attentamente le opere del borgomastro tedesco e, allo scopo di sviluppare anche in Veneto iniziative analoghe a quelle che si stavano diffondendo a nord delle Alpi, appena ventiquattrenne, passa all’azione. In collaborazione con l'industriale vicentino Alessandro Rossi, col teorico delle banche popolari Luigi Luzzatti ed altri trentadue soci, dà vita alla prima esperienza cooperativa in ambito creditizio sul territorio del neo costituito Regno d’Italia.

Inizialmente dotata di un capitale sociale di appena duemila lire, la banca arriva a contare, dopo appena sedici mesi, 107 soci e ad intermediare 18.800 lire, erogando 113 prestiti al tasso "eccezionalmente mite" del 6,5%.

L'esperimento di Loreggia, cui avevano collaborato anche il medico condotto Carlo De Portis e il cappellano don Nicola Condotta, ha tale successo da essere presto esteso ai comuni vicini e via via divulgato nella provincia, nella regione e poi in tutta Italia; nel volgere di pochi decenni il numero delle “Casse Rurali di Prestiti” italiane tocca le 3500 unità.

La situazione economica e sociale dell’Italia di fine Ottocento era tale da rendere particolarmente utili istituzioni che, fin nelle più minute realtà locali, si facessero portatrici di valori che trascendessero il fatto economico ed introducessero elementi fondamentali per l’ordinato sviluppo della convivenza civile e della maturazione di una coesione sociale fondata, soprattutto, sulla solidarietà e sulla partecipazione.

Di tale situazione prende atto anche la Chiesa di Roma che, con la Lettera Enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII, del 15 maggio 1891, indica i fondamenti del suo magistero sociale.

Nell’introduzione all’importante documento si legge: “L'ardente brama di novità che da gran tempo ha cominciato ad agitare i popoli, doveva naturalmente dall'ordine politico passare nell'ordine simile dell'economia sociale. E difatti i portentosi progressi delle arti e i nuovi metodi dell'industria; le mutate relazioni tra padroni ed operai; l'essersi accumulata la ricchezza in poche mani e largamente estesa la povertà; il sentimento delle proprie forze divenuto nelle classi lavoratrici più vivo, e l'unione tra loro più intima; questo insieme di cose, con l'aggiunta dei peggiorati costumi, hanno fatto scoppiare il conflitto. (.........) Trattammo già questa materia, come ce ne venne l'occasione più di una volta: ma la coscienza dell'apostolico nostro ministero ci muove a trattarla ora, di proposito e in pieno, al fine di mettere in rilievo i principi con cui, secondo giustizia ed equità, si deve risolvere la questione. Questione difficile e pericolosa. Difficile, perché ardua cosa è segnare i precisi confini nelle relazioni tra proprietari e proletari, tra capitale e lavoro. Pericolosa perché uomini turbolenti ed astuti, si sforzano ovunque di falsare i giudizi e volgere la questione stessa a perturbamento dei popoli”

 In questo contesto si inserisce anche la storia del movimento del Credito Cooperativo in Toscana.

Il primo a seguire nella nostra regione l’esempio del Professor Wollemborg fu l'Ing. Vittorio Niccoli che, insieme ad altri 20 soci fondatori, dette vita, il 20 Aprile 1884, alla Cassa Cooperativa di Prestiti con sede in Cambiano, comune di Castelfiorentino (Firenze).

L’inizio del nuovo secolo vide la nascita della maggior parte delle Banche di Credito Cooperativo toscane tuttora in attività: Cascia di Reggello nel 1902, Pontassieve nel 1903, Vignole (Quarrata) nel 1904, Anghiari nel 1905, Chiusi nel 1908, Pitigliano, Saturnia, Spazzavento (Pistoia), Campi Bisenzio e San Casciano in Val di Pesa nel 1909, San Pietro in Vincio (Pistoia) nel 1910, Asciano e Cascina nel 1911, San Giovanni Valdarno nel 1912, Carmignano nel 1913, Impruneta nel 1914, Chiazzano (Pistoia), Signa e Maresca nel 1919, Stia e Masiano (Pistoia) nel 1920, Montepulciano nel 1921, Monteriggioni nel 1924.

L’avvento del Fascismo interrompe la nascita di nuove realtà e riduce di molto il numero di quelle esistenti. Il processo riprende negli anni cinquanta del Novecento con Pietrasanta nel 1952, Montecatini nel 1956, Chianciano e Bientina nel 1957, Marina di Grosseto nel 1959, Capalbio e Pescia nel 1962, Minucciano nel 1963, Sovicille nel 1964. Nel Mugello le tre banche di Luco, Piancaldoli e Coniale (costituite tra il 1910 ed il 1923) danno origine nel 1972 alla Cassa Rurale ed Artigiana del Mugello.

A Pistoia, dopo la nascita delle prime Casse Rurali, nel 1909 viene costituita la prima associazione di categoria, la Federazione Pistoiese; analoghe strutture nascono anche ad Arezzo e Siena. Il 24 giugno 1918, a Firenze, i rappresentanti di sedici Casse Rurali costituiscono la Federazione Interdiocesana delle Casse Rurali e delle Casse Operaie Cattoliche.

Nel 1930 il fulcro dell’associazionismo di categoria passa da Pistoia a Firenze dove a monsignor Orazio Ceccarelli, promotore delle Casse pistoiesi e per alcuni anni presidente della Federazione Interdiocesana, succede nel 1928 il professor Mario Marsili Libelli, primo presidente del Movimento del Credito Cooperativo su scala regionale.

Il Fascismo sostituisce la Federazione Interdiocesana con gli Enti di Zona, emanazioni territoriali dell’Ente Nazionale delle Casse Rurali ed Agrarie ed Enti Ausiliari.

Finita la seconda guerra mondiale il movimento regionale, ancora guidato da Marsili Libelli entra in una nuova fase di febbrile attività. Era necessario assistere le Casse in un momento di assestamento e di crescita molto particolare, ma soprattutto c’era bisogno di ridare agli organismi regionali e nazionali di categoria l’originaria forma cooperativa.

Il 13 luglio 1959 rinasce così la Federazione regionale con la denominazione di “Federazione Toscana delle Casse Rurali ed Artigiane” poi diventata, dal dicembre 1993, “Federazione Toscana Banche di Credito Cooperativo”.

 Gli atti costitutivi delle cooperative di credito nate all’inizio del XX secolo ci forniscono un particolare spaccato della società di allora ed affrontano senza preamboli il problema di fondo di quel contesto: il miglioramento delle condizioni economiche e sociali dei numerosi artigiani e contadini delle zone rurali e periferiche, che vivevano in stato di semi indigenza; la lotta all’usura, il riscatto dei ceti più umili per mezzo della cooperazione e della solidarietà.

 Il 23 agosto del 1919 il parroco di Santa Maria in Castello, don Guido Pagnini, insieme ad altri quindici concittadini, dà vita alla Cassa Rurale di Prestiti di Signa.

 Leggiamo l’inizio dell’atto costitutivo:

             “Vittorio Emanuele III per grazia di Dio e per volontà della Nazione Re d’Italia. L’anno Millenovecentodiciannove e questo dì Ventitré del mese di agosto alle ore Ventidue in Signa e precisamente in Comune di Signa nella Via, in mancanza di cartello indicatore denominata comunemente Via del Campanile Numero Civico 445.

Avanti di me Ugo Gargani R. Notaro residente in Firenze ed iscritto al Collegio Notarile di detta Città ed alla continua e contestuale presenza dei Sigg. Pancani Giuseppe fu Emilio, ceramista e Giorgetti Pietro di Onorato, impiegato, nati e domiciliati a Signa, testimoni cogniti ed aventi i requisiti di legge, si sono presentati e costituiti i signori:

Don Guido Pagnini fu Francesco, sacerdote, nato a Campi Bisenzio e domiciliato a Signa;

Don Bonamico Bencini di Carlo, sacerdote, nato a Scarperia e domiciliato a Signa;

Fortini Armido fu Vincenzo, cappellaio, nato e domiciliato a Signa;

Masotti Fortunato fu Pietro, meccanico, nato e domiciliato a Signa;

Bresci Napoleone fu Ferdinando, stagnino, nato e domiciliato a Signa;

Don Ettore Pancani fu Mazzingo, sacerdote, nato e domiciliato a Signa;

Calvisi Roberto fu Luigi, decoratore, nato e domiciliato a Signa;

Bonciani Emilio fu Natale, sensale, nato a Carmignano e domiciliato a Signa;

Bonardi Edoardo fu Leopoldo, barrocciaio, nato a Carmignano e domiciliato a Signa;

Corsi Aniceto fu Pasquale, falegname, nato e domiciliato a Signa;

Del Guasta Nello di Alipio, orefice, nato e domiciliato a Signa;

Cocchini Carlo fu Matteo, accollatario, nato e domiciliato a Signa;

Galli Augusto fu Rinaldo, merciaio, nato a Lastra a Signa e domiciliato a Signa;

Nesti Carlo fu Antonio, falegname, nato e domiciliato a Signa;

Fedi Emilio fu Luigi, calzolaio, nato a Lamporecchio e domiciliato a Signa;

Caiani Giovanni fu Pietro, fabbro, nato e domiciliato a Signa;

la cui identità personale io Notaro accerto.

Le suddette parti dichiarano a voler costituire tra loro una Società, sotto la denominazione Cassa Rurale di Prestiti di Signa, Società Cooperativa in nome collettivo.

La Società ha per scopo di migliorare la condizione morale e materiale dei Soci, fornendo loro il denaro nei modi determinati dallo Statuto”.

 Anche il primo volantino pubblicitario della banca signese rispecchia lo spirito dei soci cooperatori del tempo:

 “Senza proclami, senza conferenze di famosi oratori, è sorta ed è già legalmente costituita nel nostro paese un’istituzione destinata a far molto bene: la Cassa Rurale di Prestiti. Essa si propone di reprimere l’usura, di incoraggiare il risparmio, di favorire il credito ai piccoli industriali ed esercenti, ai contadini ed agli operai. Quanti denari si gettano a poco per volta perchè non vi è comodo di collocarli a risparmio che tanto gioverebbe ad elevare le proprie condizioni insieme a quelle della famiglia! Quante volte per ottenere una sommetta in prestito si deve pagare un interesse vergognoso e disastroso, oppure fare tante faccette presso più di un amico! Quante volte si è costretti a mandare a monte un affare che poteva procurare un onesto e discreto guadagno per non poter trovare una piccola somma! Vi sono le Banche, ma chi le può avvicinare all’infuori dei grandi industriali, negozianti, di persone quotate nel mondo finanziario? Ben venuta sia dunque anche a Signa la Cassa Rurale. Essa è aperta a tutti ma è fatta specialmente per le piccole industrie, il piccolo commercio, per i contadini e gli operai.(....).Cittadini onesti e operosi, di sentimenti sani e convinzioni ferme, fatevi soci della Cassa Rurale ”

A sfogliare i documenti di allora si resta catturati dai fatti tipici della storia italiana del periodo che va dalla fine dell’Ottocento ed i primi anni del Novecento.

Fatti della storia profonda, della vita di tutti i giorni. Nessun evento da prima pagina, niente che possa trovare spazio in un manuale; ma una serie infinita di contratti, accordi, convenzioni, promozioni, iniziative di ogni genere che, grazie alla formula cooperativa, consentivano ad un gruppo di persone di unire le loro forze per conseguire un obiettivo comune: accedere al credito in maniera diretta e trasparente e poter svolgere i propri affari procurandosi così un “onesto e discreto guadagno”.