L'architettura e la pittura religiosa

 

Il fatto che nel Medioevo Signa detenesse un ruolo di primaria importanza quale luogo strategicamente rilevante sia da un   punto di vista militare che commerciale non è dimostrato solo dalla presenza del Castello sulle colline a ridosso della riva destra dell’Arno.

Sul finire del XIII secolo infatti, l’antico pieviere di Signa era composto da quattordici popoli – ognuno con la sua chiesa – distribuiti su entrambe le sponde dell’Arno.

Di questa fervida religiosità restano le tracce nelle numerose chiese e pievi presenti nella città.

Ancora oggi le chiese, intorno alle quali nel corso dei secoli si era sviluppato il tessuto urbano del paese, si pongono fra le più significative emergenze architettoniche del territorio di Signa.

Chiesa di San Lorenzo

La chiesa di San Lorenzo, situata all’esterno dell’antica cinta muraria, sembra essere sorta sui resti di un più antico luogo di sepoltura risalente a un periodo precedente al VII secolo. Essa fu donata nel 964, insieme alla chiesa di San Giovanni Battista, dal vescovo Rambaldo al Capitolo fiorentino.

Una scalinata semicircolare in pietra conduce al portico che dà accesso alla chiesa, dominato dall’immagine di San Cristoforo, affresco di scuola fiorentina della fine del XIII secolo. Il campanile è di origine romanica, a pianta quadrata, e nella parte superiore presenta eleganti bifore. L’interno, a croce latina, si sviluppa in un’unica navata decorata con affreschi. Il transetto è rialzato rispetto al piano della navata, e termina in un abside semicircolare caratterizzata da un grande arco centrale.

Oltre agli importanti resti degli affreschi duecenteschi che ornano le pareti delle navate e dell’abside, la chiesa contiene anche diverse tele di pregevole fattura, tra cui spiccano grandi pale d’altare. Quella centrale rappresenta l’Annunciazione ed è opera di Giovanni Navesi. Le tele di destra e di sinistra, raffiguranti rispettivamente la Madonna in trono col Bambino e la Vergine in gloria con San Giovanni evangelista, Santa Lucia e la Beata Giovanna, sono opera di Bernardino Monaldi e del senese Pietro Sorri.

Nella chiesa è collocata anche la cassa lignea che accoglieva i resti mortali della Beata Giovanna, la figura religiosa venerata con maggior fervore dai cittadini signesi, oggetto di un fervido culto locale giunto fino ai nostri giorni. La cassa, che ricorda i coevi esempi di destinazione privata e domestica, fu dipinta nel 1438 da Pietro di Chellino da Gambassi.

Pieve San Giovanni

Strettamente legata a San Lorenzo è la pieve di San Giovanni Battista. Questa chiesa venne donata al Capitolo fiorentino nel luglio del 964 insieme alla pieve di San Lorenzo

Per gli abitanti di Signa questa chiesa riveste particolare importanza perché al suo interno, in una cappella costruita appositamente sul fianco destro della chiesa, fu sepolta la Beata Giovanna. Proprio la presenza delle sacre spoglie della beata, morta nel 1307, fu probabilmente all’origine dell’offuscamento del prestigio della pieve vecchia di San Lorenzo e anche causa delle numerose trasformazioni architettoniche di San Giovanni, l’ultima delle quali risale al 1949, a seguito delle ferite inferte dal secondo conflitto mondiale.

Le dimensioni della chiesa primitiva erano infatti considerevolmente più piccole di quelle odierne, e fu proprio la crescente affluenza dei devoti della beata Giovanna a determinare la necessità di un ampliamento. Nel corso del primo ventennio del XVI secolo, la piccola cappella della Beata veniva addirittura inglobata nel corpo della chiesa tramite l’erezione di una quarta navata.

Attualmente la chiesa, a tre navate come doveva presentarsi in origine, si affaccia su un’ampia piazza, cuore del centro della cittadina. Addossato al lato destro della chiesa si erge il chiostro, della cui originaria struttura non rimangono tracce apprezzabili, a causa dei numerosi interventi di restauro succedutisi in varie epoche, ad eccezione di un capitello romanico, databile tea il X e l’XI secolo.

All’interno della chiesa, nella cappella dedicata alla Beata, si conserva un importante ciclo di affreschi raffiguranti episodi della vita della beata Giovanna, opera di due artisti diversi. Le scene sulla parete sinistra sono attribuite al cosiddetto Maestro del 1441, anonimo pittore certamente gravitante intorno a Bicci di Lorenzo, che deve il suo appellativo alla data iscritta al di sotto delle storie. La sua abilità narrativa, pur all’interno di una certa visione arcaica, è comunque in linea con la generale tendenza della pittura fiorentina della prima metà del Quattrocento. Sulla parete destra invece è attivo nel 1462 il Maestro di Signa. Anch’egli mostra uno stretto legame con la bottega dei Bicci e un vivace gusto narrativo ma, come il suo predecessore, pur nella realizzazione di elaborati sfondi architettonici, rivela ancora una certa difficoltà nel dar loro una reale consistenza spaziale.

Nel Castello di Signa, all’interno del borgo medievale, sorgono altre due chiese importanti, la chiesa di Santa Maria in Castello e la chiesa di San Miniato.

Chiesa Santa Maria in Castello

Della chiesa di Santa Maria in Castello ben poco conosciamo sulle sue origini. Pur ipotizzando l’esistenza della chiesa già nel VII secolo, di sicuro sappiamo solo che nel 978 la contessa Willa, madre di Ugo marchese di Toscana, ne faceva dono alla Badia Fiorentina, da lei fondata nello stesso anno. La distruzione del Castello, avvenuta nel 1326 ad opera delle truppe di Castruccio Castracani, non sappiamo quanti e quali danni arrecasse alla chiesa.

Attualmente l’esterno si presenta con una semplice superficie muraria in pietra, mentre l’interno è ad un’unica navata. L’attuale aspetto è dovuto ai lavori di ristrutturazione eseguiti tra il 1803 e il 1816 dal priore Gaetano Giannini, al quale spetta il rinnovamento degli altari della chiesa e l’acquisizione di almeno due delle quattro tele che li adornano, Cristo che mostra le piaghe a San Bernardo di Chiaravalle, copia settecentesca dell’originale di Jacopo Vignali, e la grande tela con l’Adorazione dei Magi di Sigismondo Coccapani.

Nella chiesa sono visibili anche i resti di un importante ciclo di affreschi, la cui alta qualità pittorica ha fatto sì che in passato venissero attribuiti a Cimabue, oltre ad opere di Lorenzo Monaco e del Maestro di Signa.

Chiesa San Miniato

Della chiesa di San Miniato non sappiamo la data di fondazione, anche se si presume esistesse anch’essa prima dell’anno 1000. I documenti più antichi risalgono comunque al 1224 e al 1243.

L’ubicazione della chiesa, situata alle pendici della collina signese e affacciantesi su una vasta campagna, fa pensare che sia sorta come chiesa padronale, probabilmente per volontà della famiglia Vespucci, come conferma lo stemma che orna il timpano del portale d’ingresso

Consacrata nel 1684 da Monsignor Morigia, arcivescovo di Firenze, San Miniato diveniva prioria nel 1745, periodo al quale risale un radicale restauro che le avrebbe conferito l’attuale aspetto.

La chiesa presenta all’esterno una semplice facciata al centro della quale si apre un unico portale sormontato da un timpano spezzato in pietra serena e decorato dallo stemma della famiglia Vespucci. L’interno, ad un’unica navata, contiene un bellissimo organo, datato 1795, costruito dai maestri organari di Pistoia e una serie di tele di grande valore.

Da ricordare infine che all’interno della chiesa è sepolto Domenico Michelacci, colui che nel corso del XVIII secolo diede impulso allo sviluppo dell’industria della paglia, attività che ha rivestito un ruolo determinante per lo sviluppo economico di Signa, almeno fino alla seconda guerra mondiale.

Queste chiese fanno parte del Museo di Arte Sacra di SIgna oltre e quelle seguenti:

Chiesa di San Mauro A Signa

Chiesa di Sant'Angelo a Lecore

Chiesa di San Pietro a Lecore

Tabernacoli

tutte comprese nel Comune di Signa