La Scuola Agraria di Castelletti

La Storia

La scuola agraria di Castelletti fu fondata nel 1859 da Leopoldo Cattani Cavalcanti. Nell'ideare questo tipo di scuola, sembra si sia ispirato all'opera del canonico Carlo Michelagnoli, direttore degli "Innocenti" di Firenze, che aveva creato nel Valdarno delle colonie agricole. Gli "Innocenti" era un istituto dove venivano raccolti ragazzi orfani o abbandonati: si pensò di far loro apprendere i lavori agricoli perché, una volta adulti, avessero  maggiori possibilità di lavoro. In queste colonie i ragazzi imparavano a lavorare la terra e, nello stesso tempo, le più elementari regole dell'istruzione.

Questo era un periodo in cui in Italia nascevano diverse scuole popolari; esse venivano fondate da privati cittadini che si prefiggevano lo scopo di educare i ragazzi più poveri. Famosa è la scuola di Meleto fondata nel 1835 dal marchese R i d o l f i.

Spinto così da grande spirito umanitario, Leopoldo Cattani Cavalcanti raccolse dei Ragazzi in misere condizioni con l'intento di dar loro un'educazione. La giornata di questi si divideva fra studio e lavoro: il mattino veniva dedicato al lavoro nei campi, mentre il pomeriggio allo studio. Essi erano sotto la sorveglianza di due adulti, un”capoccia”  e una "massaia".

Cattani Cavalcanti nel frattempo partecipò alla seconda guerra d'Indipendenza e al ritorno dette un diverso assetto a questa scuola. Nel 1862, così, alla primitiva scuola agraria esistente, da cui si usciva sotto fattori, venne aggiunto l'Istituto Filantropico Agrario che formava i fattori, cioè quelle persone che hanno i l compito di dirigere un’ azienda agricola. A questa scuola venivano ammessi ragazzi appartenenti a tutte le categorie sociali. Garibaldi, quando qualche anno dopo la visitò, apprezzò molto il fatto che “sia il ragazzo povero poteva sedere accanto al ragazzo ricco" (una lapide posta nella sede  dell’Istituto ricorda questo avvenimento).

Il Cattani sacrificò tutte le sue energie e una parte del suo enorme patrimonio per il buon funzionamento di questa scuola.

Abbiamo trovato, infatti, documenti che testimoniano come egli vendesse via via appezzamenti di terreno, molto probabilmente per procurarsi quel denaro che gli occorreva per far crescere il suo Istituto (A.S.F.).

Questo. che ha funzionato per circa cento anni, ha avuto un grande rilievo nella vita di Signa e la sua attività era nota anche oltre i confini del nostro paese. In un documento del 1869 si ricorda come essa fosse una delle sole 69 scuole tecniche esistenti allora in Italia. provando così l'importanza della sua opera educativa.

Nel 1882  morì Cattani Cavalcanti. Egli, non avendo eredi, lasciò una parte dei suoi averi all’Istituto, averi che avrebbero permesso a questo di restare in vita fino al 1908.

Nello stesso anno però, vista l'importanza che tale scuola aveva ormai acquistato, fu deciso di non chiuderla. Come direttore della scuola, nel 1882, successe Mannelli-Riccardi; dopo di lui abbiamo avuto Dino Bandecchi e poi suo figlio Goffredo.

La primitiva sede dell'Istituto è stata una delle case coloniche poste vicino alla villa, probabilmente quella nei pressi del ponte sul Bisenzio. In un secondo tempo è stata trasferita in via degli Arrighi e lì è rimasta fino alla sua chiusura. Leggendo una relazione scritta nel 1885 dal direttore Mannelli-Riccardi, siamo venuti a conoscenza di come funzionava questa scuola.

Essa  possedeva dei grandi dormitori che potevano contenere fino a cento alunni, una sala da  pranzo, quattro sale per studio e sei per lezioni, un ricco museo di "cose" naturali ed agrarie e una biblioteca di oltre 500 volumi.

La durata del corso era di quattro anni. Venivano insegnate, oltre alle materie più tradizionali come la lingua italiana, l'aritmetica, la storia e la geografia, materie adatte alla formazione di un fattore, come le costruzioni rurali, la contabilità rurale, l’agronomia, l'agrimensura. Questo costituiva la parte teorica dell'insegnamento, ma c’era anche una parte pratica a cui veniva data un'enorme importanza. Gli alunni lavoravano un podere di 14 ettari, che veniva coltivato a vigna, a prato e a orto.

Erano anche coltivate piante industriali come lino, canapa e barbabietola.  Annessa all'Istituto c'era una stalla con varie specie di animali che dovevano essere curati dai ragazzi stessi.

C'era anche un allevamento di bachi da seta e per questo venivano coltivati molti gelsi, le foglie dei quali costituiscono appunto il cibo di questi animali. I ragazzi che frequentavano là scuola erano obbligati a rimanere lì anche a dormire e ad osservare un regolamento molto severo; dal prospetto allegato alla relazione citata si può leggere il numero delle ore in cui gli allievi erano impegnati: in pratica dovevano dedicare o allo studio o al lavoro tutta l'intera giornata. Quando uscivano dalla sede dovevano vestire l'uniforme. Questa era costituita da camicia rossa, pantaloni blu e ghette bianche; in capo portavano un cappello tipo "garibaldino".

Questa scuola non è rimasta sempre strutturata come risulta dalla relazione sopra ricordata. In seguito alla riforma generale della scuola italiana del 1928, si pensa ci sia stato anche un rinnovamento nei programmi dell'Istituto di Castelletti.

Sappiamo, infatti, che la durata della scuola venne portata a 5 anni, 3 dei quali erano di avviamento professionale e gli altri due di scuola tecnica. Il titolo che rilasciava dopo il corso quinquennale era di agente agrario. Acquistò più importanza l’aspetto teorico dell'istruzione a scapito di quello pratico; gli allievi non lavoravano più la terra. ma seguivano passo passo il lavoro dei contadini. Dovevano però fare alcuni esperimenti, come per esempio potare od innestare le piante, o altro lavoro agricolo.  Furono ammessi a frequentare questa scuola anche ragazzi esterni, cioè ragazzi che non avevano l'obbligo di risiedere nell'Istituto. Intorno agli anni '50 questa scuola fu chiusa e le cause vanno ricercate nella mutata situazione sociale. Le grandi fattorie andavano via via scomparendo e la proprietà si faceva più frazionata, per questo motivo non c’era richiesta di fattori e sottofattori.

Ebbe fine così un'istituzione che tanto aveva contribuito all’educazione degli abitanti di Signa e dei suoi dintorni.

Bibliografia

Signa fra Storia e Tradizione, a cura della Scuola Elementare "Leonardo da Vinci di Signa, Ed. Tipolitografia Nova, 1990