Valerio Santelli

Signa 14 settembre 1927 – Roma 7 dicembre 1954

 Biografia

Non sempre il tempo è galantuomo e spesso la riconoscenza rappresenta un sentimento di estrema rarità anche in comunità relativamente piccole dove la memoria di grandi gesti dovrebbe mantenersi sempre viva.

Il 7 dicembre del 1954 moriva a Roma Valerio Santelli: medico, giovane, ricercatore, caduto in seguito ad una malattia contratta durante i suoi studi al microscopio.valeriosantelli.jpg

Durante la malattia e dopo la sua morte in Signa, suo paese natale, si creò una specie di culto intorno alla sua figura che venne vissuta da molti come estremo esempio di altruismo.

Oggi, a cinquanta anni dalla morte, soltanto pochi signesi conservano ancora il ricordo di questo ragazzo che, unendo una profonda fede cristiana ad u n forte rigore scientifico, dedicò la sua vita alla ricerca ed alla lotta contro i tumori. Certi valori invece dovrebbero restare ben presenti in ogni comunità ed il ricordo, anche più distaccato dai sentimenti forse troppo agiografici degli anni passati, di chi ha affrontato con coraggio e con serenità i l rischio di ricerche su materiali altamente infetti, deve costituire u n punto di forza nell'affermazione della propria identità.

La medaglia d'oro al valor civile che gli fu assegnata dal Presidente della Repubblica, a vent'anni dalla morte, coronò decenni di attenzioni e di riconoscimenti che da ogni ambito, culturale e scientifico, gli furono tributati. I n suo onore sono state dedicate Strade, aule universitarie e padiglioni di ospedali oltre naturalmente alla dedica in Signa di una biblioteca presso i l Villaggio Scolastico Artigiano.

Ancora oggi, sulla costa della collina del Castello esiste u n sacrario a l u i dedicato dal padre che ha visto per molti decenni l'arrivo e la visita di molte personalità. Qui sono presenti numerose sculture e lapidi che ne ricordano la vita; fra queste una, collocata nel 1968 dal Comitato Nazionale per le Onoranze a Valerio, ne riassume l'essenza.

 

SU QUESTE BALZE

VALERIO BAMBINO E GIOVINETTO

COL FRATELLINO GLAUCO

GIOCÒ DIPINSE POETÒ SOGNÒ

ARTISTA INGEGNERE MISSIONARIO?

A GENEROSA REAZIONE D'UN EPISODIO

CUI ASSISTÈ AL POLICLINICO D I ROMA

SARÀ MEDICO SAMARITANO

DELLA PIÙ' TERRIBILE DELLE MALATTIE

E DI QUELLA

RIMARRÀ VITTIMA SUBLIME

IL COMITATO NAZIONALE ONORANZE

XTV AN. 1968

 

La sua tomba, nella cappella di famiglia del Cimitero di San Miniato, mostra, oltre alle significative parole del suo

epitaffio, un immagine estremamente emblematica: Valerio con il camice da medico intento ad osservare nel suo microscopio.

Nel suo romanzo autobiografico "Un microscopio aspetta" il giovane medico signese scrive:

... Quando si è colpiti da sciagure tanto atroci come quelle di certe tremende malattie, SÌ apprezza come non mai una parola, un gesto, un sorriso che ispiri fiducia, che dia coraggio, che infonda almeno rassegnazione. Gli ammalati anche gravi, anche in condizioni estreme, avevano sempre da lui un gesto o una parola di bontà e di speranza. Per questo anch'essi, gli volevano bene. Perché (...) sapeva il valore che può acquistare, in certi casi, anche un semplice sguardo.

Lui sapeva. Ma non avrebbe mai potuto pensare che un giorno...

Un giorno, quello sguardo, quelle parole, quelle frasi che fanno tanto bene al cuore, anziché darle, sarebbe stato lui a desiderarle! La vita, alle volte, com'è! I n queste parole l'essenza di u n dramma personale vissuto nella piena coscienza

di medico che proprio nella lotta contro tali malattie aveva dedicato la propria vita Nel raccontare la propria storia Valerio sottolinea la realtà di uno scenario terribile nel quale, contro ogni speranza, e con i l supporto allora di pochi risultati tangibili, medici e ricercatori affrontano, con i poveri mezzi disponibili in un'Italia appena uscita dalla guerra, la battaglia contro malattie ritenute a ragione inguaribili

Presentando i l suo romanzo scrive:

La vicenda s'è sviluppata in mezzo a un mondo tutto particolare: quello dei medici e della Scienza e, in certo senso, è un brano della lotta che, proprio fra la Scienza e una malattia tremenda,

SI svolge nelle cliniche e negli ospedali di tutto il mondo; è un aspetto del duello che ogni giorno si combatte fra l'uomo e la morte vista in uno dei suoi più terribili volti.

Valerio Santelli nato i l 14 settembre del 1927 a Signa in una famiglia, ricca di stimoli e di storia, dove la passione per l'arte e la cultura erano presenti sin dalle più antiche generazioni. Dall'antica bottega d'arte scultorea fondata da Pietro Santelli alle attività artistiche del nonno Giuseppe e dello zio Adamo sino ad arrivare all'intensa opera letteraria del padre Arnolfo i l cognome Santelli ha sempre evocato ammirazione e rispetto nella popolazione signese. Le enormi sollecitazioni che da ogni ambito della cultura gli arrivavano portarono ben presto Valerio ad affrontare, con buoni risultati, molti ambiti del mondo culturale e scientifico. La scrittura di poesie e di racconti, la destrezza nelle arti figurative ed una forte passione per la scienza che, sin da piccolo, lo portava allo studio di numerosi particolari

tecnici e alla costruzione di oggetti anche d i sua invenzione. La sua intelligenza era accompagnata da una certa prestanza fisica che lo portava alla pratica di diversi sport. Caccia e immersioni subacquee rappresentavano i suoi principali svaghi. Parlare di Valerio senza porre l'accento sulla sua profonda fede cristiana impedirebbe una lettura completa della sua persona ma soprattutto non farebbe capire a fondo la forza delle sue scelte. La scelta della professione medica come scelta di vita nasce proprio dal desiderio altruistico d i essere in prima linea nella lotta contro il male in difesa soprattutto di chi ha più bisogno.

"... diceva che se fosse diventato un gran medico, la sua più grande soddisfazione sarebbe stata quella di curare gli ammalati poveri. (...)"

Nel suo romanzo dirà anche che occorre:

"Elevarsi al di sopra dell'egoismo per abbracciare tutta l'umanità col nostro amore"

"ELEVARSI AL DI SOPRA DELL’EGOISMO PER ABBRACCIARE TUTTA L'UMANITA' COL NOSTRO CALORE..

D'altra parte, i n una religiosità tipica dei Santelli, si racconta che da piccolo avrebbe voluto dare i l suo cappottino a Gesù bambino nudo nella grotta.

Agli inizi degli Anni Quaranta la sua famiglia si trasferirà a Roma dove Valerio avrà modo di frequentare con grande profitto le scuole della Capitale sino ad iscriversi all'Università nella Facoltà di Medicina. L'essere stato testimone dell'impotenza dei medici di un pronto soccorso di fronte ad uomo in f in d i vita fu la molla che lo portò ad abbandonare l'idea di iscriversi a Lettere o Ingegneria come da sempre aveva pensato.

I n ambito universitario avrà modo di appassionarsi alle numerose diatribe che scuotevano l'ambiente medico di quegli anni. I n particolare si appassionò alle teorie scientifiche del Direttore della clinica Guarmeri intorno a specifiche terapie da adottare nella lotta contro i tumori Da buon giornalista qual' era pubblicò una lettera d i apprezzamento su d i u n quotidiano romano Che Spìnse il Direttore di quell'Istituto a volerlo conoscere e ad ammetterlo fra i suoi collaboratori. Non ancora ventenne Valerio affronta con entusiasmo gli impegni dell'Istituto, il padre Arnolfo ricostruisce così l'impegno di quegli anni:

"... Dapprima archivista e segretario, quindi assistente del laboratorio e dell'ambulatorio; poi saggista e disegnatore delle riviste che si pubblicano nell'Istituto; infine (...) batteriologo, ematologo, urologo, radiologo, sperimentatore, assistente clinico-chirurgico.

L'intensa azione medica di Valerio, ma soprattutto i l suo spirito di ricercatore, gli sarà fatale: nell'estate del 1949, all'età di 22 anni, un incidente di laboratorio lo porterà velocemente verso la morte. Racconta sempre i l padre: Da tre mesi circa Valerio, facendo degli esperimenti di gabinetto su un pezzo di tumore giunto dall'America, s'era ferito alla mano sinistra e aveva dato quella notizia ai suoi colleghie a noi con grande terrore. (...) nonostante la pronta disinfezione praticata alla ferita, dopo quel torno di tempo egli si era dovuto accorgere che sul suo collo, proprio dalla stessa parte in cui s'era ferito, erano apparse alcune piccole ghiandole...".

La sentenza fu terribile: Morbo d i Hodking, Linfogranuloma. La disperazione si impadronì ben presto del giovane medico che pensò addirittura all'eutanasia e a passi insani. I 18 mesi di vita che gli avevano diagnosticato avrebbero tolto non solo ogni speranza ma anche la volontà stessa di vivere a chiunque ma, grazie al suo forte spirito ed alla sua volontà di continuare la lotta contro i tumori riprese con energia gli studi ed i l lavoro sottoponendosi al tempo stesso alle più particolari e rischiose terapie. La sua vita continuò oltre la data indicata dai medici e per altri anni potè continuare efficientemente la sua attività concedendo anche qualche giorno alle sue passioni sportive. Anche dopo i l riacutizzarsi del male, che gli aveva preso anche le ossa, le sue ricerche di laboratorio continuarono con spostamenti sempre più difficoltosi affrontati con l'aiuto d i commina e d i una mazza. La sua lunga agonia si sarebbe conclusa, all'età di 27 anni, i n mezzo ai genitori ed al fratello Glauco, la mattina del 7 dicembre del 1954 mentre tutte le campane di Roma annunciavano la prossima festa dell'Immacolata e la conclusionedell'Anno Mariano.

I l dispiacere per la prematura scomparsa di u n personaggio carico di umanità come Valerio ed una certa forma retorica che ha accompagnato le sue prime biografie rischiano di sviare l'attenzione dai messaggi centrali emergenti dalla propria vita.

A cinquantanni dalla morte, i n u n momento in cui la ricerca viene nei fatti mortificata ed ogni scoperta sembra rispondere più ad esigenze di mercato che di umanità, ricordare una figura come quella di Valerio Santelli non rappresenta soltanto i l doveroso omaggio che ogni comunità deve tributare ad elementi preziosi della propria memoria collettiva ma costituisce un importante momento di riflessione sui grandi temi della ricerca e dell'amore per la vita su cui questo giovane signese aveva impostato la propria professione.

 Bibliografia

  • V. Santelli, Un microscopio aspetta, Roma, 1956.
  • Comitato Nazionale Onoranze a Valerio Santelli, Nuove testimonianze a Valerio, Firenze, 1961.
  • Santelli, Valerio Santelli a venti anni dalla morte, Firenze, 1975. G.
  • Fossi, Morte di un eroe civile, in Microstoria, n. 38, novembre-dicembre 2004, pp. 44-45.
  • Giampiero Fossi, “Scritto su Pietra”, Ed. Masso delle Fate, Anno 2005
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