Ottavio Frosini

Nasce a Lastra a Signa il 17 febbraio 1866 da Olimpio e Anna Andrei.
Il padre ha una piccola impresa edile, Ottavio lavora come assistente tecnico presso la Società Edilizia Italiana.

LA VITA

Dotato di buona voce, già naturalmente impostata, si sente attratto dalla lirica, allora, popolarissima e fonte di tanti apprezzamenti e discussioni.

Riceve le prime lezioni dal Maestro Guglielmo Bellini, pianista e compositore, fra l’altro organista della Casa Madre delle Suore Passioniste di Castel di Signa, che a Lastra, sul “mattonato” di Piazza Garibaldi, ha un negozio di orefice dove, a sera, si ritrovano i vari musicisti della zona per fare musica.
In una di queste “serate” viene ascoltato dal Cav. Vittorio Bondi che, conquistato dalla bellezza della voce, diventa il suo mecenate.

Gli fa lasciare il lavoro e si impegna a mantenerlo agli studi.
Lo fa trasferire a Roma per frequentare la scuola del noto maestro Aristide Franceschetti.
Dopo qualche mese di studio, il 21 ottobre 1894 debutta in concerto al Circolo Sabatio di Bracciano.
La voce è bella e importante, potente e lucente in tutta la gamma e al tempo stesso capace di modulare frasi a fior di labbra fino alle più soavi mezzevoci.

È il tipico tenore drammatico, capace, come molti della scuola Ottocentesca, di eseguire un repertorio vastissimo per la padronanza della voce.

Riconoscente verso il cav. Bondi e il Maestro Franceschetti, dopo due anni di studio debutta in loro onore al teatro Della Fenice di Lastra a Signa, in Forza del destino, con esito tanto soddisfacente che arrivano subito le prime scritture.

Un anno dopo è già in teatri importanti come il Mercadante di Napoli impegnato in Cavalleria Rusticana, Pagliacci, Faust, Manon, Forza del destino, La Gioconda, Rigoletto e le novità: Rococò del Maestro Gianturco e Atala del Maestro Miceli.

Nella stessa stagione è impegnato anche un certo Enrico Caruso, alle prime armi.
Ottiene vivi successi e viene riconfermato per gli anni seguenti.

Grazie a un fisico e ad una tecnica eccezionale riesce a sostenere dei veri tour de force, come nel febbraio 1898 al teatro Comunale di Corato, in quel di Bari, dove esegue le due opere - con relativi bis - per sei sere consecutive!

Dopo appena tre anni di carriera ha già conquistato una bella notorietà, collezionando successi con ripetute richieste di bis, in molti teatri.

Il 10 novembre 1898 debutta a Firenze, all’Arena Nazionale, nelle solite Cavalleria e Pagliacci.
È impegnatissimo in teatri italiani, del Sudamerica e di altre nazioni.
Al teatro Vittorio Emanuele di Messina interpreta Faust con il famoso basso Adamo Didur e il baritono Lelio Casini.

Il periodo è molto propizio per l’opera lirica.

Tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento assistiamo all’ultima fioritura dei grandi capolavori; basti ricordare Falstaff (1893) di Verdi che preannuncia orizzonti nuovi, quindi Giacomo Puccini con Manon Lescaut (1893), Bohème (1896), Tosca (1900); Pietro Mascagni con Cavalleria rusticana (I890), Ruggero Leoncavallo con Pagliacci (1892); Umberto Giordano con Andrea Chénier (1896) Fedora (1898); Francesco Cilea con Arlesiana (1897) e Adriana Lecouvreur (1902).
Si afferma il verismo, non solo in musica.

Il binomio Cavalleria e Pagliacci ne sono i prototipi e artisti come Caruso, Titta Ruffo, la Burzio ed altri sono gli alfieri di questa nuova scuola.

Gli artisti dotati, come il Frosini, si gettano a capofitto su queste opere e ne fanno dei veri “cavalli di battaglia”.

Il 14 febbraio 1900 al Costanzi di Roma, arride un grande successo a Tosca.
Subito tutti i teatri vogliono rappresentarla. Frosini sarà fra i primi a metterla in repertorio.

La parte di Mario Cavaradossi gli sta a pennello e la porta trionfante in tanti teatri, grandi e piccoli, in Italia e all’estero.

Nei teatri del sudamerica riporta grandi successi specialmente nelle sue preferite Cavalleria, Pagliacci, e Tosca.

Una cronaca delle recite al teatro Colyseum scrive: “O tenor Ottavio Frosini obteve un triupho completo”.
E di trionfi parlano anche le cronache dei giornali tedeschi.

Nel gennaio 1900 è al teatro Duse di Bologna in Pagliacci e in Carmen accanto a Titta Ruffo, anche lui molto giovane; e sono grandi serate!

Pochi giorni dopo, al Pagliano di Firenze rinnova i successi riportati qualche tempo prima all’Arena Nazionale in Cavalleria.

Il 1900 è l’anno della sua consacrazione definitiva.

Si conferma nei maggiori teatri, fra i quali: Firenze, Roma, Catania, Genova, Brescia, Como, Venezia, preferendo questo teatro che gli offre una lunga stagione, alla Scala, che gli offre un solo titolo.
È invitato in alcuni teatri per le onoranze a Giuseppe Verdi.

Al teatro Grande di Brescia riporta un bel successo cantando in due ruoli completamente diversi: Lohengrin e Fenton.

Deve ripetere la romanza di Lohengrin Da voi lontan in sconosciuta terra e il Sonetto di Fenton, “detto superbamente, con purezza di voce”.

Nel maggio/giugno 1901 è all’Adriano di Roma in Gioconda, L’africana, Faust.
Pi a Catania e Palermo in L’africana, Rigoletto e Aida. Molte sono le recite di Tosca che debutta trionfalmente a Ferrara, ripetendo Recondita armonia, O dolci mani, E lucevan le stelle, che poi
canterà ovunque.

È presente in molti teatri, con belle recensioni che raggiungono toni entusiastici come quelle della stagione 1907/8 al Petruzzelli dove esegue: Andrea Chénier, Cavalleria e Pagliacci, Tosca e la novità Velda del maestro Cassano.

Al culmine della carriera mette in scena anche Otello; ed è fra i pochi a cimentarsi in questo terribile ruolo quando è ancora attuale l’eco dell’interpretazione di Tamagno, ancora vivo e vegeto.
Lo porta al Donizetti di Bergamo ed in altri teatri.

A Taranto si tratta di una “prima” e viene così recensito: “Il Frosini che ha voce melodiosa, limpida, uguale, perfettamente intonata e modulata a seconda delle passioni che deve esprimere, fu una felice incarnazione di Otello.

Selvaggiamente passionale prima, innanzi a Desdemona, manda lampi di odio dopo, quando è incalzato dalla gelosia.

Ha fremiti, scatti, impeti di vendetta che hanno il doloroso epilogo nel sacrificio di un’innocente vittima, innanzi a cui egli sospira note delicate che esprimono lo strazio dell’animo suo, che non può resistere innanzi allo scempio del suo amore. Il suo pugnale scende a squarciare il petto, ed egli cade rotolante ai piedi della sua donna”.

Otello entra nel suo repertorio.

Un’altro personaggio che gli porta tanti successi è Radames in Aida.
Nello sfogliare il suo album di ricordi, con cronache tanto dettagliate, ci possiamo fare un’idea delle varie interpretazioni e di quello che erano le serate d’opera.
Il pubblico, di allora frequentava molto il teatro e si faceva sentire, decretava i trionfi o le sonore contestazioni, fino ad alcuni eccessi, come accadde al teatro Dante di Campi Bisenzio, dove i fanatici rincorsero un tenore reo di aver cantato tanto male la parte di Pollione in Norma.
Ormai famoso torna al suo paese - Lastra a Signa - che lo accoglie in modo trionfale durante un concerto nella bella sala del Circolo Ricreativo dove “mai si era vista affluenza maggiore”.
Sulle colline di Lastra a Signa aveva la sua residenza anche il grande Enrico Caruso, che fino dal 1906 aveva acquistato Villa Bellosguardo e qui tornava da Ada Giachetti e dai suoi figli, nei periodi di riposo dai suoi trionfi nei teatri di tutto il mondo.
Molto tempo era passato dal loro primo incontro nella stessa stagione al Mercadante di Napoli.
I due riallacciano una conoscenza che si trasforma in vera amicizia.
Sono spesso insieme e, narrano i più vecchi che, quando Caruso cantava, il Frosini gli rispondeva, il flusso melodioso delle due voci attraversava il bosco, non disturbato dai rumori allora pressochè inesistenti, da Villa Bellosguardo a Via Val di Rose dove abitava il Frosini.
Lasciate le scene, torna definitivamente ad abitare a Lastra a Signa.
Coniugato nel 1899 con Adelina Alfano, rimasto vedovo, si sposa nuovamente il 27 Maggio 1927 con Elisa Ferroni, parente del noto pittore Egisto Ferroni.
Muore a Lastra a Signa il 6 dicembre 1945 di polmonite ed è sepolto nella cappella di famiglia nel cimitero della Misericordia.

Di lui non restano purtroppo incisioni discografiche, ma una bella raccolta di cronache dalle quali rileviamo le peculiarità della sua voce e della sua arte, la grande carriera internazionale, così ricca di successi, di bis, di fanatismi, di serate d’onore con regali e sonetti a lui dedicati come si conviene ad un grande artista, quale certamente fu il Frosini.

 

Bibliografia

Tratto dal libro - Dal grande Caruso al piccolo Caruso. Il belcanto in Toscana (Vol. 2)