Don Antonio Fiammetti

Nasce il 25 marzo 1834 a Certadola nei pressi di Fivizzano (Massa Carrara) – Signa luglio 1905

Biografia

Antonio Fiammetti e Maria Angiola Benedetti sono i suoi genitori.

A soli undici anni entrò in seminario e, più tardi, mentre frequentava il corso di filosofia, si ammalò gravemente. Il sacerdozio poteva sembrare una meta sempre più lontana, ma il desiderio si realizzò e prestò servizio in varie parrocchie della Toscana, prima di essere condotto più volte a Castel di Signa dove si stabilì definitivamente con l’ingresso solenne del 25 marzo 1867.

donfiammetti.jpg

Quando divenne parroco di Santa Maria in Castello, le due ex Ancille passioniste, Suor Crocifissa Tognoni e Suor Pia Frosali si stabilirono al “Beatino”. Una provvidenziale coincidenza, un incontro che si trasformò in comunione di ideale, fede e speranza.               

Don Fiammetti nel 1870 prende la direzione spirituale delle “ex Ancille”. Nel 1872 è la volta della prima vestizione religiosa in casa Santini. Il 27 maggio 1875 Padre Domenico del Nome di Maria, generale dei passionisti, lo autorizza ad impiantare una confraternita delle “Sorelle della Passione”.

L’8 ottobre 1877 il Ministero dell’Interno firma, con la nascente istituzione, un regolare contratto per l’accettazione delle fanciulle disadattate. Nel giugno 1879, in occasione di un viaggio a Roma, presso la tomba di San Paolo delle Croce avverte una “fragranza” e ne sperimenta la protezione incontrnado subito dopo il signor Gasipa, Capo Divisione delle carceri. Segue un decennio di intenso lavoro ed iniziative; Castel di Signa diventa Casa Madre e si apre l’eduncandato “Beata Giovanna”; si acquista per le alunne il soggiorno marino a Quercianella.

Nel 1887 Don Fiammetti sta per morire ma, confortato anche dalle preghiere di Suor Antonietta, pronta ad offrire la propria vita, il parroco ritorna in salute.

Negli ultimi anni di vita ci sono grandi consolazioni: nel 1901 Sua Santità Leone XIII gli conferì l’onorificenza  di ‘cameriere segreto’. Il 27 ottobre 1904 una nuova ondata di beni spirituali si riversò sull’Istituto, grazie al generale dei  passionisti, Padre Bernardo Maria Silvestreli che aggregò spiritualmente la piccola famiglia alla grande famiglia passionista.

Nell’aprile 1905 venne colpito da un male incurabile. Il parroco visse ancora tre mesi.