Gregorio Prestia

Vibo Valenia (1901-1979) – Scultore Italiano

                              
Era questa la Monteleone degli anni precedenti il secondo conflitto mondiale, cosciente della sua storia millenaria - stava per riassumere per decreto il nome di Vibo Valentia - e consapevole del ruolo culturale che attraverso intellettuali, istituti, giornali e pubblicazioni svolgeva nella Calabria di inizio Novecento.

Gli eventi bellici incisero sul tessuto socio-culturale della città; sconvolsero sedimenti secolari, crearono la necessità di ristabilire la posizione culturale ideologica di Vibo nella società del dopoguerra. Negli anni successivi la città tentò di riappropriarsi del ruolo di centro propulsore di cultura, non solo attraverso le istituzioni culturali, ma anche con iniziative nuove nate dal fervore della gioventù intellettuale e borghese.

Furono, così, avviate iniziative culturali - L'agosto vibonese, il Cineclub - con l'intento di far partecipare in modo attivo la città al dibattito culturale dell'epoca, e sanare in qualche modo i danni provocati dalla guerra, che l'aveva relegata a un ruolo quasi insignificante nel panorama generale.
L'Agosto vibonese nato nel 1953, grazie all'impegno di artisti e intellettuali del luogo, ebbe lo scopo di valorizzare le iniziative artistiche - culturali locali e della Calabria attraverso mostre d'arte, simposi letterari di poesia, convegni, a cui in seguito si aggiunsero manifestazioni varie: le giornate mediche internazionali, un festival della canzone, l'elezione di Miss Italia.
Il Cine club fondato nel 1960 era un'associazione di cultura cinematografica a cui aderirono universitari e professionisti (medici, avvocati, insegnanti, ingegneri ecc.).
La volontà degli intellettuali vibonesi di uscire dall'isolamento venne espressa anche dal Circolo di Cultura "Gaetano Salvemini" che, fondato nel 1958 per iniziativa di personalità di diverso orientamento politico, ottenne consensi a livello regionale e nazionale. Le questioni trattate, oltre quelle culturali della tradizione classica, erano i problemi concreti della realtà sociale della città in particolare e del Mezzogiorno in generale, quindi temi di attualità economica, sociale e culturale. Il "Salvemini" divenne in tal modo un luogo d'incontro e di dibattito e in un ambiente sonnolento e chiuso, svolse un originale e inedito ruolo di stimolo e di risveglio culturale. Nell'aprile del 1964 il primo numero dei "Quaderni Calabresi", periodico del circolo che si proponeva di trattare i problemi concreti e culturali della città attraverso inchieste mirate, per avvicinare la città ai suoi amministratori.
Il "Salvemini" (chiuso nel 1980) ha rappresentato un'esperienza originale che "aveva anticipato - scrive Vito Teti - anche in un luogo periferico tematiche e bisogni che andavano esplodendo nella società italiana e nel mondo. La "scoperta della città" all'interno di una "riscoperta" della questione meridionale, l'attenzione a problemi locali e concreti, il tentativo dei più avvertiti e sensibili intellettuali vibonesi di trovare o di inventare una nuova identità cittadina in un momento di grande trasformazione, nel periodo in cui finiva la "vecchia Vibo" ad economia agricola, centro commerciale e intellettuale, che viveva sulle glorie, vere e mitizzate del passato, e ne nasceva una nuova, provinciale, terziaria, di altri ricchi in ascesa, con scarsa consistenza culturale e morale: sono questi gli esiti più significativi di un'esperienza culturale e politica che ancora oggi segna la storia e la memoria della città" .

In questo clima socio-culturale s'inserisce l'esperienza artistica di Gregorio Prestia (1901-1979), insegnante di disegno nelle scuole tecniche e scultore, il quale alle varie edizioni dell'agosto vibonese diede il suo contributo proponendo mostre d'arte e partecipando alla loro organizzazione.
Per comprendere il suo itinerario artistico non si può prescindere dal clima culturale della città - riflesso della grande tradizione culturale che aveva connotato la Calabria e particolarmente Monteleone dopo l'unità d'Italia e che aveva trovato espressione nel Liceo ginnasio, nell'attività editoriale e tipografica, nell'interesse per gli studi demologici e classici - nel quale egli s'immerse dopo l'esperienza dell'emigrazione a Buenos Aires.

In Argentina il Prestia aveva affinato le sue innate capacità espressive frequentando per un certo periodo un'accademia d'arte e lavorando come decoratore. L'esperienza teorica e pratica gli permise di istruirsi nell'uso della terracotta, del bronzo, del marmo e del legno, materiali che avrebbe impiegato nella sua scultura una volta rientrato - nel 1929 - a Vibo Valentia.
Gregorio Prestia sicuramente ebbe modo di conoscere l'attività della migliore scultura calabrese di quel periodo - presente anche a Vibo Valentia con il grande monumento realizzato negli anni Trenta dal reggino Giuseppe Longo per ricordare Luigi Razza - rappresentata da artisti come Giuseppe Renda (Polistena 1859 - Napoli 1939), Vincenzo Romeo (Taurianova 1878 - Roma 1942), Michele Guerrisi (Cittanova 1893 - Roma 1963), Alessandro Monteleone (Taurianova 1897 - Roma 1967) e Giuseppe Rito (Dinami 1907-1965), quasi tutti riconducibili direttamente o indirettamente alla grande tradizione dei Morani e di Francesco Jerace (Polistena, 1854 - Napoli, 1937).
Di Giuseppe Rito conobbe e apprezzò le numerose opere, come "Il cavatore", che adorna Piazza Matteotti di Catanzaro, realizzata nel 1965, in bronzo e granito; la statua "Giustizia e libertà" nel Palazzo di giustizia di Catanzaro e i bassorilievi in bronzo raffiguranti scene di vita scolastica nella scuola elementare di Soriano Calabro.

Queste opere dovettero rappresentare per Prestia dei risultati con i quali confrontarsi, se le sue produzioni in terracotta richiamano il rigato plastico di Rito, ed alcuni suoi pannelli del medesimo materiale rinviano all'antica arte fittile, quasi una rivisitazione delle antiche pinakes effettuata da molti degli scultori citati.

Negli anni dell'Agosto Vibonese e del Cineclub Prestia venne anche in contatto con le problematiche dell'arte contemporanea, che al pari di tante altre istanze di rinnovamento sociale e culturale incom(Buenos Aires 1920 - Pizzo, 1989) e di Albino Lorenzo (Tropea1922-2005), soltanto di pochi anni più giovani di lui e che nella loro produzione artistica innovarono profondamente il modo di raccontare la realtà locale e i problemi sociali.

Da quasi cinquant’anni una sua statua in marmo “L’ Operaio” fa da guardiana al Villaggio Scolastico Artigiano di Signa, nei Giardini dedicati ai caduti di Kindu.prestia.jpg

Gregorio Prestia concludeva la carriera artistica nel 1979, ancora nel pieno della sua attività, causa un incidente automobilistico. La città nella quale era vissuto aveva percorso fino in fondo la sua parabola discendente, la "piccola capitale" che aveva colpito l'attenzione di Antonio Baldini non c'era più, sostituita da un aggregato urbano sempre più omologato alle tante ormai indistinte città meridionali; un contesto molto meno propizio, come dimostreranno i decenni successivi, allo sviluppo di nuove sensibilità e linguaggi artistici.

Bibliografia

Le notizie riguardanti il Villaggio Scolastico Artigiano di Signa sono riprese dalla Raccolta 1945-1986 del quotidiano “LA NAZIONE, di proprietà della Fondazione del Villaggio.

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