Palio del Moro o delle Botti

Palio del Moro:come è nato, chi lo ha ideato e in cosa consiste

 

IL PERCHE' DELLA NASCITA DEL "PALIO DEL MORO"

 Correva l'anno 1989 quando fu tagliato il nastro inaugurale del Centro Sportivo S.O.R.M.S. di San Mauro da parte dell'omonima Polisportiva. Fu proprio in tale occasione che la medesima Società pubblicò il volume "Un paese, un'associazione", in cui l'allora sindaco Mario Zanobini, oggi purtroppo scomparso, scriveva: "L'ultima recente realizzazione viene così a degno coronamento di una vita sociale che ha dimostrato a tutti che con la  collaborazione reciproca anche al di là delle idee politiche sia possibile ottenere risultati di indubbio valore morale e sociale a vantaggio della società tutta".

Il consiglio direttivo dello stesso Circolo di piazza Ciampi ebbe inoltre l'idea di dar vita ad una serie di iniziative per festeggiare nel tempo la ricorrenza di quella grande inaugurazione.

Proprio per l'occasione, venne quindi deciso di istituire una festa con cadenza annuale, la Sagra del Fungo Porcino che, affiancata da una serie di iniziative sportive e di intrattenimento, potesse ricordare l'apertura del nuovo Centro Sportivo.

COM'È NATO IL PALIO DEL MORO E CHI LO HA IDEATO

Nei primi mesi del 1992 il Consiglio del Circolo S.O.R.M.S. di San Mauro pensò di dare  vita ad un evento che consentisse di rievocare, anno dopo anno nel mese di settembre, l'inaugurazione del Centro Sportivo. L'idea fu quella di organizzare una corsa con delle botti, e proprio per il mese di settembre due storici sanmoresi impegnati nella vita del Circolo di piazza Ciampi, Adriano Paoli e Mario Rossini, avrebbero dovuto mettere la Società in grado di effettuare la festa. Si trattava di reperire materiale e idee, botti comprese, e il lavoro non fu da poco. In un primo momento, infatti, sembrò davvero impossibile trovare quelle botti necessarie alla competizione, e solo quando i due ormai meno se lo aspettavano, la fortuna decise di schierarsi al loro fianco, facendo sì che Rossini incontrasse per caso un signore che custodiva delle botti ormai abbandonate e alcune addirittura in condizioni disastrose. Per la corsa ne occorrevano quattro, proprio come i rioni in cui si divide il paese, e una volta trovate i due le portarono subito in paese insieme a tanta voglia di partire con la manifestazione.

Solo dopo un attento restauro, però, le quattro botti furono reputate davvero adatte allo scopo: la corsa si poteva fare. Con l'arrivo di settembre, "scarzi e ignudi ma pieni di buona volontà" (come dicono scherzosamente gli stessi fautori del Palio) nacquero le squadre, o rioni, e si tracciò il percorso da seguire.

Secondo quanto deciso per la gara, si sarebbe dovuto far rotolare la botte senza manovrarla diversamente dalla semplice spinta, facendo sì che essa seguisse un allineamento dritto che non ne avrebbe fatto perdere il controllo. Ogni rione, inoltre, si sarebbe dovuto dotare di sei "spingitori".

La partenza fu decisa all'inizio di via della Vìaccia, poi, attraversato il ponte, si sarebbe proceduto per le vie del paese fino ad arrivare al Centro Sportivo, dove sarebbe stato predisposto l'arrivo e dove avrebbe anche avuto luogo la premiazione. Il primo palio (o, come dicono a San Mauro, il "cencio") fu ideato e realizzato da Adriano Paoli e rappresentava appunto il "moro", ossia un albero di gelso. Il paese si mise quindi subito all'opera: ciascuno dei quattro gruppi decise di impegnare il proprio rione con un colore caratterizzante, legato alle tonalità caratteristiche delle squadre di un torneo di calcio tenutosi anni prima in paese, e infatti le divise per la corsa che vennero fuori ricordavano proprio il gioco del pallone, con una maglietta bianca e dei pantaloncini colorati.

Quel primo anno non ci fu un grandissimo afflusso di pubblico a seguire la competizione, ma la festa, tutto sommato, riuscì, dando l'impulso di andare avanti. Fu l'anno successivoil 1993, che iniziò un vero e proprio lavoro di preparazione per l'evento: per un anno intero la sanmorese Alida Pallecchi rispolverò i suoi diplomi di figurinista, modellista e sarta, e per il mese di settembre di quel secondo anno i partecipanti della corsa avevano tutti una stupenda divisa. All'abbigliamento fatto apposta per la gara, poi, si aggiungevano anche bandiere, gonfaloni, stemmi e quanto poteva servire per organizzare un palio davvero con i fiocchi. Il fiore all'occhiello furono i pantaloni, ispirati al Calcio Storico fiorentino, con una base bianca e le strisce verticali del colore caratterizzante di ogni rione, lo stesso di cui erano calze e magliette.

I quattro rioni iniziarono quindi ad organizzarsi cercando di colorare gli stessi quartieri con bandierine e tutto ciò che poteva rimandare a quell'idea di appartenenza che si faceva sentire sempre più forte, organizzando rinfreschi, balli nelle corti private e nei giardini ai quali potevano partecipare tutti, creando l'occasione di fare festa insieme, ritrovarsi, condividere la speranza di aggiudicarsi il palio.

II 1993, però, rispetto all'edizione precedente, vide la partenza della corsa dalla parte opposta del paese, nella zona del Valico, e quell'idea fu un vero disastro. Subito dopo la partenza, infatti, una ripida salita tolse velocemente le forze ai partecipanti, al punto che qualcuno ebbe difficoltà ad arrivare al ponte. Inoltre, avendo esaurito tutte le energie, un rione non fu più neppure in grado di gestire il rotolare della botte e questa finì fuori strada, richiedendo numerosi sforzi per la rimessa in gara.

Con l'obiettivo di attrarre sempre un maggior numero di pubblico, fu invitata a sfilare anche la Banda dei Bersaglieri, la quale, oltre a deporre una corona di alloro presso il cimitero del paese in memoria dei soci del Circolo S.O.R.M.S. scomparsi negli anni, prese anche parte alla sfilata della prima edizione del Palio del Moro.

Nel 1994 si ebbe la conferma del fatto che la scelta di dare vita ad un evento come questo era stata davvero vincente e per diversi anni da allora si seguì il percorso deciso per quell'anno, con partenza ed arrivo sempre presso lo stesso Centro Sportivo della S.O.R.M.S..

 IN COSA CONSISTE LA COMPETIZIONE

Quando si parla di "Palio del Moro" si fa riferimento a una goliardica tradizione sportiva, sentitissima nella frazione di San Mauro. Con la parola "palio" si intende il drappo, o "cencio", che viene comunemente dipinto e ben allestito per essere assegnato provvisoriamente ogni anno al rione vincitore della corsa. Per guadagnarsi davvero il trofeo e far sì che diventi definitivamente di un rione, però, questo deve riuscire a vincere ben tre corse. Solo allora si potrà istituire un nuovo palio, e la competizione avrà un nuovo inizio.

Ogni anno, inoltre, è caratterizzato dal numero del Palio e, a seguire, da quello delle corse effettuate per esso. In base a queste regole, uno stesso drappo potrebbe restare in vigore fino a nove edizioni, essendo i rioni in gioco quattro e considerando che ognuno di loro potrebbe aver vinto

"Palio del Moro":l'origine del nome dato a questo evento”

 

Il Palio del Moro nasce dalla necessità di riallacciarsi al mistero legato alle origini del nome di San Mauro, alle quali finora sono state date soltanto alcune ipotetiche risposte.

Attenendosi alla sfera religiosa, il nome "San Mauro" (o, come si legge in alcuni documenti, "S.to Moro") lascia presupporre una derivazione iconografica: proprio all'interno di questo ambito, infatti, San Mauro è il nome assegnato ad un frate benedettino, addirittura il prediletto di San Benedetto, al quale si sarebbero rivolti gli altri frati per invocare protezione.

Per i frati benedettini che dalla vicina Badia a Settimo giungevano in queste terre per lavorare i campi, il motto "Ora et Labora" ("Prega e Lavora") rappresentava una duplice difficoltà. Per la preghiera, infatti, si trovavano distanti dalla loro Badia, mentre nelle mansioni agricole erano davvero sacrificati: proprio da questi loro sacrifici nasceva quindi la richiesta di protezione al Santo Mauro e, di conseguenza, la volontà di erigere una chiesa che si sarebbe dovuta dedicare proprio a quel Santo protettore. Da questa prima costruzione religiosa, si sarebbe poi sviluppato l'intero paese.

Altre teorie riguardano invece lo stemma parlante del luogo, uno scudo in pietra che si ritrova sulla facciata stessa della chiesa del paese e rappresentante appunto un "moro", un albero di gelso, il cui nome deriverebbe, dal basso latino, dal termine morusgelsa (moro alto), appartenente alla famiglia delle Moracee. Di solito questa pianta si trova in terreni molto ricchi d'acqua o alustri, proprio come si presuppone fossero quelli su cui poi è sorto San Mauro a causa della confluenza

del Bisarno e delle sue periodiche inondazioni.

Il moro, col passare degli anni, fu molto coltivato per l'importanza delle sue foglie, le quali rappresentavano un essenziale nutrimento per l'allevamento del baco da seta all'interno della cosiddetta "bachicoltura" un tempo praticata anche a San Mauro a livello locale.

Ancora oggi all'interno della chiesa del paese si può ammirare un'opera in ceramica invetriata riconducibile alla bottega della famiglia Della Robbia e raffigurante appunto un "moro".

Oltre alle due sopracitate, esisterebbe però anche una terza ipotesi sulla valenza del nome di San Mauro. Lo stemma raffigurante il moro, secondo questo filone di pensiero, potrebbe essere un riferimento di tipo araldico a vari casati: Mori, Moretti o Morelli, tanto per fare degli esempi.

Queste famiglie infatti avrebbero potuto, per le motivazioni più varie, fare delle donazioni alla chiesa e meritarsi così l'affissione di uno stemma in loro onore sulle pareti della stessa.

Proprio il moro, comunque, qualsiasi sia la spiegazione reale che ci porta sino qui, resta il simbolo più rappresentativo del paese, e da qui il nome dato anche al Palio.

 

Il corteo storico, il suo significato e le figure coinvolte

 

IN COSA CONSISTE IL "PALIO DEL MORO"

 

Il Palio del Moro, spesso definito anche come "Corsa delle Botti", è una manifestazione paesana volta a rievocare le antiche rivalità che durante il Medioevo caratterizzavano piccoli e grandi centri abitativi.

Di questa epoca, in riferimento a San Mauro, non vi sono testimonianze, anche se la ricerca di recente pubblicazione, datata 2002 ed intitolata "San Mauro a Signa – Tracce di storia", evidenzia l'importanza del paese sin dal 1430, quando aveva già un proprio statuto e una forte identità culturale, oltre ad un suo orgoglio di paese e un maturato senso di appartenenza alla comunità. Tale lavoro fa riferimento proprio al periodo medievale, senza soffermarsi però su particolari manifestazioni che avrebbero caratterizzato il centro abitativo in quegli anni.

Si è dovuto aspettare addirittura il dopoguerra per assistere ad un'iniziativa di tipo goliardico

a San Mauro, una corsa intorno al paese in sella a dei muli con un abbigliamento riconducibile proprio al Medioevo, ma che però non ebbe seguito.

Prendendo spunto anche dalla sopracitata ricerca, il Palio del Moro vede invece sfilare i tradizione popolare e di un legame forte con le attività del territorio, legate ai prodotti della campagna e alla produzione e lavorazione sia della paglia che di tutti i suoi derivati, come ad esempio il cappello e la sporta (la borsa, con un termine derivante dalla parola spiris, "torcere, intrecciare", attività che vedrà impegnati rilevanti gruppi artigianali già a partire dal 1500).

 I "PUNZONATORI"

In diciannove anni di Corsa delle Botti sono stati principalmente due i sanmoresi che hanno rivestito il ruolo ufficiale di "punzonatori": Mario Rossini e Fabio Mazzanti. Un molo di non poco conto, il loro, nell'organizzazione della manifestazione, visto che il loro lavoro consiste nel marchiare, anno dopo anno, le botti che poi saranno utilizzate per la gara. Ai due storici punzonatori del Palio del Moro, però, si sono succeduti anche altri nomi che hanno dato ugualmente il loro prezioso contributo in questa pratica della "punzonatura" delle botti: Marco Morosi, Emiliano Perlongo e Alessio Arrighi.

Per punzonare le botti con la stampa dell'anno in corso, per ogni edizione gli addetti ai lavori riscaldano nel fuoco il "timbro" dal lungo manico fino a quando non diventa così rosso ed incandescente da poter incidere il legno. Caratteristico, proprio a questo proposito, osservare sulle botti i segni della punzonatura, che rievocano inevitabilmente tutta la storia della corsa grazie al marchio impresso anno dopo anno.

 IL GONFALONIERE

 Dal 1992 ad oggi il Palio del Moro ha avuto sempre un unico Gonfaloniere per il giorno della festa che, settembre dopo settembre, è riuscita sempre a richiamare un numero maggiore di spettatori, coinvolti più o meno direttamente nella competizione.

Il suo nome è Giuseppe Rossini, ed è proprio lui che in ogni edizione, fino ad oggi, ha sempre portato alto il "cencio" davanti alla folla sfilando lungo le vie del paese con gli spingitori e i figuranti storici, fino al momento della premiazione, quando il drappo viene finalmente assegnato al rione vincitore del palio.

 

I rioni e i loro gli stemmi,il percorso, i vincitori delle 19

edizioni, le new entries

 

RIONI E I LORO STEMMI ARALDICI

Il paese è diviso in quattro rioni: "Bertesche", "Metolo", "Molino" e "Santuccio".

Per il rione delle Bertesche i colori caratterizzanti sono il bianco ed il celeste. Il significato del nome attribuito a questo rione resta ad oggi incerto, ma si pensa possa fare riferimento ad un riparo mobile, o ad un'impalcatura utilizzata dai soldati in loro difesa durante le battaglie medievali. Ad appartenere a questo rione sono le vie Mirto Picchi, Lami, il tratto a sinistra che dall'intersezione di via della Croce con via Picchi arriva a piazza Aldo Moro, la stessa via delle Bertesche.

Lo stemma delle Bertesche ha un fondo bianco sul quale si erge un "albero troncato di bianco-celeste terrazzato": si nota infatti un gelso diviso verticalmente in due metà, una bianca, l'altra azzurra, appunto.

E' il blu, invece, il colore che contraddistingue il rione del Metolo, il cui nome deriva dall'antica via di comunicazione locale. A farne parte, via della Lama, via della Balduccia,  via Olinto Fedi, via della Chiesa, via Maestra Ciofi, via del Casone e parte di via della Croce. Questo rione, inoltre, si caratterizza per uno "stemma bianco al becco oppure comela banda passante": ha un fondo bianco su cui si nota un caprone sormontato da una striscia, entrambi blu.

Il rione del Molino risponde invece al colore rosso e il suo nome deriva dalla vicinanza con l'antico mulino sul Bisenzio. Via dei Bassi, via delle Molina, via di San Mauro e via del Vecchio Ponte, le strade che ne fanno parte.

Lo stemma del Molino è bianco e riporta "tre gigli rossi, tre flessuose onde dello stesso colore":

in alto si osservano infatti i tre fiori, tre gigli fiorentini rossi, sotto ai quali spiccano tre onde dello stesso colore.

Arancione, infine, per il rione del Santuccio. La denominazione deriva dalla vecchia magione della famiglia Strozzi, l'"Oratorio del Santuccio", appunto, che si trova però nell'appena confinante comune di Campi Bisenzio. A comporre questo rione, via Nannucci, via del Pozzo Rosso, via delle Casacce, via Bruno Catarzi, via dei Lavatoi e via Luca Vangi.

Lo stemma del Santuccio è bianco e presenta una fascia con tre strozze arancioni. Neutrali per motivi organizzativi, invece, le tre grandi piazze del paese, Aldo Moro, don Armido Pollai e Alimondo Ciampi, le quali sono considerate essere di tutti.

IL PERCORSO

Lo sguardo degli appassionati del Palio del Moro non abbandona per un solo istante gli spingitori del loro rione di appartenenza, che sono seguiti per tutta la lunghezza del percorso con forte spirito goliardico, con gioia, rabbia, passione.

Il tragitto da compiere ricopre una distanza di circa tre chilometri complessivi: la partenza è fissata in piazza Alimondo Ciampi, poi, da lì, la corsa prosegue in via della Chiesa, lungo il primo tratto di via dei Lavatoi, in via del Pozzo Rosso e via Nannucci, per tornare di nuovo al punto di partenza. Questo giro deve esser percorso tre volte e lungo di esso, per ogni rione, si alternano gli sforzi di ben sei spingitori.

I VINCITORI DELLE 19 EDIZIONI

 Le prime tre edizioni della Corsa, quelle del 1992, '93 e '94, furono vinte dal rione delle Bertesche, che con tre vittorie fece suo il primo palio, eseguito dal sanmorese Adriano Paoli e rappresentante una pianta di moro, o gelso.

Sempre le Bertesche riuscirono poi ad avere la meglio nella corsa del 1995, la quarta, per la quale il madonnaro fiorentino Flavio Coppola aveva realizzato un secondo palio, raffigurante le due ipotesi relative all'origine del nome del paese. Furono i rioni del Molino (1996), Santuccio (1997), Bertesche (1998), di nuovo Molino (1999), Santuccio (2000) e ancora Molino (2001) ad aggiudicarsi le edizioni successive. Con l'anno 2001 e i festeggiamenti della terza vittoria, fu infatti quest'ultimo ad aggiudicarsi il secondo palio. Quello che venne subito dopo fu invece un drappo realizzato dall'artista signese Giovanni Vettori. Su questo palio lui volle dare spazio, con grande novità, alle donne: il suo lavoro rappresentava infatti la femminilità che, aleggiando nell'aria, spinge la botte con gioia e dolcezza ben diverse dallo sforzo mascolino. Questo "cencio", per usare un termine spesso utilizzato in paese per fare riferimento ai vari palii, rimase in vigore fino al 2006, quando fu aggiudicato dal rione delle Bertesche, vincitore di tre edizioni consecutive: quelle del 2004, 2005 e 2006. Nel 2002 e nel 2003, il primo posto sul podio se 10 erano aggiudicati invece,  rispettivamente, il rione del Santuccio e quello del Molino.

11 quarto ed attuale palio è opera di un artista sanmorese, Giovanni Capezzuoli, e rappresenta le Trecciatole di un tempo, situate però in un contesto moderno e residenziale, quello della San Mauro di oggi. Nel contesto in cui sono inserite le donne protagoniste del "cencio", infatti, si può osservare anche la statua a loro dedicata e situata in piazza Pollai. Con questo palio, la sedicesima edizione della corsa fu vinta nel 2007 dal rione delle Bertesche; i due anni successivi fu invece il Metolo ad avere la meglio, mentre nel 2010 vinsero ancora le Bertesche.

 

LE "NEW ENTRIES" NELL'ORGANIZZAZIONE DELLA CORSA DELLE BOTTI

Dopo dodici anni dalla prima edizione del Palio del Moro, nel consiglio del Circolo S.O.R.M.S. maturò la volontà di far sì che all'interno dell'organizzazione della manifestazione potessero trovare spazio anche altre rappresentanze della comunità sanmorese oltre a quella fondatrice dell'evento, pur sempre nel rispetto delle reciproche diversità.

Questo allargamento comportò l'inclusione delle Realtà Pastorali della parrocchia del paese e dei rappresentanti dei rioni, permettendo alla Corsa delle Botti di crescere e creare così un Comitato, il cui nome fu scelto in "Vivi San Mauro". Tale raggruppamento era composto dai presidenti delle due associazioni (Circolo S.O.R.M.S. e Realtà Pastorali, appunto), un segretario, otto rappresentanti dei quattro rioni e dieci, invece, delle associazioni.